Partite IVA, il concordato 2026 cambia volto: più tempo per aderire, vantaggi fiscali e controlli ridotti

Per professionisti e piccoli imprenditori la programmazione fiscale potrebbe diventare più semplice nei prossimi anni. Le modifiche allo strumento del concordato preventivo biennale per il periodo 2026-2027 puntano infatti a offrire maggiore certezza sulle imposte da versare, alleggerire alcuni adempimenti e rendere più stabile il rapporto con l’Amministrazione finanziaria.

L’obiettivo è consentire alle partite IVA di conoscere in anticipo il carico fiscale relativo al biennio successivo, favorendo una gestione più efficace delle risorse economiche e una pianificazione meno soggetta a sorprese.

Scadenza posticipata al 31 ottobre

Tra le novità più rilevanti figura il rinvio del termine per aderire al concordato preventivo biennale. La data limite, inizialmente fissata al 30 settembre, dovrebbe essere spostata al 31 ottobre.

La modifica nasce dall’esigenza di coordinare l’adesione con la presentazione delle dichiarazioni fiscali e degli Indici Sintetici di Affidabilità (ISA), consentendo a contribuenti e consulenti di valutare con maggiore precisione la convenienza dell’accordo prima di assumere un impegno per i due anni successivi.

Software disponibile più tardi ma con dati più aggiornati

Anche gli strumenti informatici necessari per elaborare le proposte del concordato saranno resi disponibili in tempi differenti rispetto alle previsioni iniziali.

Il rilascio del software dedicato è previsto a partire dalla metà di maggio, con alcune settimane aggiuntive a disposizione dell’Amministrazione per recepire modifiche normative e aggiornamenti tecnici.

L’intenzione è quella di fornire simulazioni più aderenti alla reale situazione economica dei contribuenti e ridurre il rischio di stime non perfettamente allineate alla capacità contributiva effettiva.

Incentivi per chi rinnova l’adesione

Particolare attenzione viene riservata ai contribuenti che hanno già aderito al concordato nel precedente biennio e che valutano di confermare la propria partecipazione anche per il periodo 2026-2027.

Per questa categoria sono allo studio misure premiali finalizzate a semplificare la gestione fiscale e ridurre alcuni obblighi amministrativi.

Tra i benefici più significativi figura l’aumento delle soglie che consentono di utilizzare crediti fiscali senza la necessità del visto di conformità. In caso di rinnovo, i limiti previsti per la compensazione dei crediti IVA e delle imposte dirette potrebbero risultare più elevati rispetto a quelli ordinari.

Meno tempo per gli accertamenti fiscali

Uno degli aspetti che potrebbe interessare maggiormente professionisti e imprese riguarda la riduzione dei termini a disposizione dell’Amministrazione finanziaria per effettuare controlli e verifiche.

Per chi aderisce al concordato e ne rispetta le condizioni, è prevista una diminuzione di due anni dei termini di accertamento. Ciò significa che il periodo durante il quale il Fisco può intervenire con verifiche successive sarebbe più breve rispetto a quello normalmente previsto.

La misura punta a rafforzare la certezza dei rapporti tributari e a ridurre l’incertezza che spesso accompagna l’attività economica.

Stop agli interessi sulle rate delle imposte

Tra le agevolazioni allo studio figura anche l’eliminazione degli interessi sulle somme dovute a seguito delle dichiarazioni fiscali quando il contribuente sceglie il pagamento rateale.

Questa modifica consentirebbe di diluire il debito tributario senza sostenere costi aggiuntivi, alleggerendo l’impatto finanziario soprattutto per le attività con minore liquidità disponibile.

Aliquote più favorevoli per i contribuenti affidabili

Il progetto di riforma prevede inoltre un intervento sul sistema delle maggiorazioni applicate agli incrementi di reddito concordati.

Le ipotesi attualmente in esame prevedono trattamenti più favorevoli per i contribuenti che ottengono elevati livelli di affidabilità fiscale attraverso gli ISA.

Per chi presenta i punteggi migliori potrebbero essere applicate percentuali ridotte, mentre anche le fasce intermedie beneficerebbero di criteri meno penalizzanti rispetto a quelli inizialmente previsti.

Possibile clausola di uscita anticipata

Uno dei limiti tradizionalmente attribuiti agli accordi fiscali pluriennali riguarda la difficoltà di adattarsi a improvvisi cambiamenti economici.

Per questo motivo il Ministero dell’Economia sta valutando l’introduzione di una sorta di meccanismo di salvaguardia che consentirebbe, in determinate circostanze, di uscire anticipatamente dal concordato.

La misura sarebbe pensata per proteggere contribuenti e imprese nel caso di eventi economici straordinari capaci di modificare radicalmente le condizioni sulla base delle quali era stato sottoscritto l’accordo.

Verso un rapporto più collaborativo con il Fisco

Le novità in arrivo si inseriscono in una strategia più ampia volta a favorire un rapporto meno conflittuale tra contribuenti e Amministrazione finanziaria.

L’orientamento è quello di incentivare il dialogo preventivo, ridurre il ricorso al contenzioso e concentrare l’attività di controllo sui casi caratterizzati da irregolarità concrete e documentabili.

In questo scenario il concordato preventivo biennale si propone non soltanto come uno strumento per determinare in anticipo le imposte da versare, ma anche come un mezzo per garantire maggiore stabilità, semplificazione e prevedibilità alle partite IVA italiane.

Noemi De Noia

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