Abbiamo intervistato la dott.ssa Veronika Nikitsenka, insegnante di russo in Italia dove vive con il marito da circa vent’anni e attualmente ritornata nella sua città Svetlahorsk per vacanza.
La dott.ssa Nikitsenka ci tiene a presentare il popolo Bielorusso: un popolo orgoglioso, pacifico (tanto da creare aneddoti sulla loro pazienza) ma anche solidale e che, se è arrivato a scendere in piazza, sicuramente avrà avuto ragioni più che valide. Ma allo stesso tempo rispettoso delle leggi e con un marcato senso civico.
Che clima si respira adesso in Bielorussia?
I primi tre giorni sono stati tragici. La gente veniva fermata per strada o addirittura presa da casa e portata ad interrogatori non proprio pacifici. Vittima di violenze e torture. Per gli amici e parenti che li cercavano venivano date delle liste delle persone arrestate in modo che si sapesse dove e perché fossero state arrestate.
La TV di stato, unica TV, presentava le proteste sempre a favore di una parte ma la gente si informava tramite internet.
Attualmente nella mia città si vive in un clima sereno ma teso. Il sindaco, unica carica non eletta dal popolo, ha iniziato a scendere per strada ed avviare dialoghi con la popolazione e nelle fabbriche. Oltretutto ha rifiutato l’intervento delle forze speciali statali che avrebbero potuto aggravare la situazione.
Il fatto che nelle proteste non ci siano capipopolo, o persone e figure che indirizzino le proteste chiarisce che effettivamente le proteste sono spontanee e non guidate.
Come sono iniziate le proteste?
Subito dopo le elezioni sono usciti i primi exit poll che hanno presentato una situazione completamente differente da quello che è poi risultato dal conteggio delle schede. E’ questo che ha suscitato scalpore e ha dato inizio alle proteste. L’eccessiva differenza tra quelli che erano gli exit poll con i risultati finali. In alcune città il divario era minimo se non addirittura a vantaggio della Tikhanovskaya. Nella stessa capitale, Minsk (quasi 2 milioni di abitanti a fronte di 9 milioni per tutta la Bilelorussia), la stessa Tykhanovskaya, si aspettava molti più voti. Poi l’esito è quello che tutti sappiamo. Nei primi tre giorni abbiamo avuto Internet oscurato, coprifuoco e polizia speciale nelle strade. Poi si sono ammorbiditi i toni anche perché le violenze erano solo di una parte, quella governativa, mentre per strada ci scendevano donne, genitori, famiglie… Non era proprio il caso di aumentare la tensione.

Lukashenko in questi 26 anni al potere ha attuato una politica di un certo successo: disoccupazione allo 0,8%, economia di stato che occupa quasi il 50% della popolazione, un welfare che garantisce una vita dignitosa e criminalità quasi assente. Cosa chiede la gente che protesta?
Si è vero, la qualità della vita non è male anche se bisogna capire se i risultati sono della politica o prima ancora del popolo bielorusso. E in quest’ultimo caso, non sapremo se non si potesse fare anche meglio. Gli stipendi sono bassi. La gente è obbligata a fare due o più lavori per mantenere il proprio tenore di vita. In Bielorussia ci sono più donne al lavoro che uomini.
Ciò che disturba maggiormente però è la mancanza di ascolto della popolazione e la palese volontà di imporsi piuttosto che farsi apprezzare nonostante la voglia di cambiamento che oramai non si riesce più a trattenere.
Proteste ed interventi stranieri (potenze nazionali o organizzazioni con secondi fini) cosa se ne pensa?
Se ne parla anche qui e si sospetta che ci sia qualcosa, ma c’è una forte differenza con altre situazioni come quella ucraina: la candidata alle elezioni non veniva osannata prima delle elezioni. Non abbiamo notato una eccessiva esposizione della Tikhanovskaya prima del voto tale da far pensare ad un potere che le stava dietro che la stesse appoggiando. La sua notorietà è nata dopo le elezioni e ad appoggiare la protesta non ci sono solo suoi seguaci, ma tante persone che magari non sono neanche andate a votare! Tra l’altro l’appoggio alla candidata è stato trasversale anche tra la popolazione.
Eh già, la popolazione. La demografia della Bielorussia è variegata come quella ucraina?
Si lo è, ma non esiste una scissione demografica così marcata come in Ucraina. La Bielorussia nel tempo è sempre stata parte di qualcosa: prima con la Lituania, poi con la Polonia ed infine con la Russia. Ogni nazione ha poi lasciato il proprio segno. Ma nessuno ha mai rivendicato una supremazia sugli altri. Ci sono le influenze e le differenze, come quelle religiose tra cattolici e ortodossi, ma riusciamo a convivere pacificamente (anche le festività nei calendari sono doppie). Magari una influenza confinante, la Polonia nella parte occidentale o i russofoni in quella orientale, può puntare ad avere maggiore appoggio nella parte che confina con essa, ma il popolo bielorusso ha gli anticorpi necessari ad evitare che questo possa sfociare in un conflitto come quello ucraino. Anche se la paura che gli eventi possano portare ad un conflitto sociale c’è. I danni sarebbero enormi poiché tutt’oggi non siamo riusciti a raggiungere i livelli demografici precedenti alla Prima guerra mondiale non avendo ancora recuperato le perdite subite nella II^ Guerra Mondiale.
Quindi nessuna influenza straniera.
Non lo sappiamo precisamente. Ciò che speriamo è di non vedere sanzioni verso la politica attuale che servirebbero solo a danneggiare la popolazione. Non credo che avranno un risultato anche perché a fronte delle manifestazioni pro Lukashenko, 63 mila nell’ultima, abbiamo manifestazioni contro Lukashenko fatte da 130 mila partecipanti. La mancanza di capipopolo esposti e che vogliano influenzare a favore di uno o dell’altro, al momento garantisce una certa indipendenza anche nelle manifestazioni di piazza. E ci auguriamo che rimanga tale e che l’unico aiuto che possa arrivare sia a decidere in maniera indipendente del nostro futuro.
Quella bielorussa sembra una pacifica esigenza di un popolo orgoglioso che punta a migliorare la propria condizione. Ci auguriamo che, anche se non ci sono oscuri progetti politici, l’opinione pubblica internazionale possa interessarsi alla faccenda e chiedere, senza secondi fini, l’autodeterminazione del popolo bielorusso. Ci auguriamo che non sia l’onnipresente fine antirussa a decidere se i bielorussi meritino o meno una riscatto nazionale.
