C’è davvero un’”emergenza omofobia” in Italia? Fausto Carioti su Libero trae le conseguenze: “Basterebbe un numero – scrive – per smontare l’urgenza del provvedimento: 35,1. Sono le segnalazioni relative a crimini o discorsi d’odio contro l’orientamento sessuale o l’identità di genere che ogni anno, in media, arrivano all’Oscad, l’Osservatorio del Viminale cui affluiscono i dati di polizia, carabinieri, vittime, associazioni, testimoni. Appena 316 casi dal 2011 al 2019. Semplici segnalazioni, non reati veri e propri, che alla fine saranno ancor meno. Le sole profanazioni di tombe per odio razziale e religioso risulterebbero essere quattro volte di più, 146 l’anno, ma nessuno ne fa una battaglia politica”.
Lecito dunque il sospetto che dietro la cortina fumogena dell’emergenza si nascondano altri scopi: in primis l’indottrinamento sulla teoria gender, che approderebbe nelle scuole con tanto di copertura legale. Lo prevede l’articolo 8 della legge, che istituisce il 17 maggio la Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia con organizzazione di cerimonie e incontri e con attività specifiche nelle scuole.
E in secondo luogo l’etichetta infamante di omofobia applicata a chiunque dica che il ddl Zan non serve perché ci sono già le leggi che tutelano le persone dalle aggressioni e dalle violenze. Un concetto ribadito dal cantante Povia, che sta diventando in queste ore una specie di anti-Fedez. ”Il ddl Zan non serve – dice Povia – in Italia abbiamo già leggi solide che tutelano tutti. Nel 2013 a Napoli fu picchiato un ragazzo gay, sapete quanti anni di galera hanno dato agli aggressori applicando la legge più l’aggravante? 10 anni!”. E conclude: ”Abbiamo 200mila leggi in Italia, di che stiamo parlando?”, conclude il cantante
