Nella giornata “del migrante” il Papa si appella a una nuova frontiera, necessaria in un tempo di “nazionalismi chiusi e aggressivi” e di “individualismo radicale”. Nella situazione attuale che continua a registrare immigrati morti in mare per mancanza di soccorso, si evidenzia un “vulnus” radicato, persistente ai principi di uguaglianza e fraternità dopo un secolo di Giornate del Migrante e del Rifugiato celebrate invano. Plausibile, pertanto, la preoccupazione di Francesco che, passata la crisi sanitaria, teme si possa tornare a un febbrile consumismo e a forme nuove di “auto protezione egoista”.
Il “noi” voluto da Dio “è rotto e frammentato, ferito e sfigurato. E questo si verifica specialmente nei momenti di maggiore crisi, come ora per la pandemia. I nazionalismi chiusi e aggressivi e l’individualismo radicale sgretolano o dividono il noi, tanto nel mondo quanto all’interno della Chiesa. E il prezzo più alto lo pagano coloro che più facilmente possono diventare gli altri: gli stranieri, i migranti, gli emarginati, che abitano le periferie esistenziali”.
Il suo appello è rivolto “anzitutto ai fedeli cattolici e poi a tutti gli uomini e le donne del mondo”.
