Se torneranno al governo, nessuno potrà dire: “Non sapevamo” (Di Andrea Franchi)

Ogni generazione, prima o poi, presenta il conto a quella precedente. È già accaduto con chi sostenne per decenni una politica fondata su spesa facile, consenso comprato e debito scaricato sul futuro.

Molti oggi accusano i propri padri di aver appoggiato quel sistema che ha contribuito a indebolire strutturalmente l’Italia. Ma domani accadrà lo stesso con chi, nel pieno della crisi economica, geopolitica e industriale del Paese, avrà scelto di riconsegnare il governo dell’Italia a Giuseppe Conte e alla galassia politica che gli ruota attorno. Perché questa volta nessuno potrà invocare l’ignoranza.

Nessuno potrà dire di non aver visto. Nessuno potrà sostenere di non conoscere già il prezzo dell’improvvisazione, dell’assistenzialismo elevato a modello economico, della propaganda ideologica mascherata da visione politica.

Un eventuale nuovo esecutivo fondato sull’asse Conte-Schlein e sostenuto dalle componenti più radicali della sinistra italiana non rappresenterebbe un semplice cambio di maggioranza. Rappresenterebbe il ritorno al governo di una classe dirigente che ha già mostrato tutti i propri limiti: incapacità strategica, subalternità ideologica, ostilità verso l’impresa, approccio emergenziale permanente e totale assenza di cultura della crescita. Ed è ancora più grave osservare come attorno a tale prospettiva si raccolga una platea di sostenitori convinti di sostenere il progresso, mentre in realtà spalleggia un modello politico che rischia di trascinare il Paese verso ulteriore stagnazione, perdita di competitività e marginalizzazione internazionale.

Chi sostiene questa area politica deve assumersene integralmente la responsabilità storica. Perché se domani l’Italia dovesse pagare il prezzo di nuove ricette assistenzialiste, di paralisi infrastrutturale, di ideologismo economico e di incapacità decisionale, il giudizio della storia non ricadrà soltanto su chi siederà nei ministeri. Ricadrà anche su chi li avrà votati, difesi, giustificati e riportati al potere.

Non basterà dire “non immaginavamo”.
Non basterà prendere le distanze a posteriori.
Non basterà riscoprirsi critici dopo aver applaudito.

La storia distingue sempre tra chi commette gli errori e chi li rende possibili. Ed è per questo che la prossima sfida elettorale non sarà soltanto una scelta tra programmi diversi. Sarà una scelta tra responsabilità e irresponsabilità. Tra governo e propaganda. Tra chi considera lo Stato uno strumento per creare sviluppo e chi lo usa come distributore automatico di consenso.

Chi contribuirà a riportare al potere questa classe dirigente dovrà sapere una cosa molto semplice: quando arriverà il conto, non potrà fingere di non aver firmato anche lui.

Articolo a cura di Andrea Franchi

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