Riforma delega mette in ginocchio il governo. Draghi, non ti resta che andar via

Lega e Forza Italia al momento non voteranno sulle deleghe fiscali per inserire le riforme catastali. Non è da escludere un voto di fiducia: senza accordo sarà inevitabile una crisi di governo  con Draghi che potrebbe dimettersi il 19 aprile.

Tra la guerra in Ucraina e il Covid che continua a fare oltre 100 morti al giorno, in Italia in questo momento c’è bisogno di tutto tranne che dare libero sfogo alle dietrologie in merito alla tenuta del governo Draghi.

Ignorare però che nella maggioranza c’è una tensione tale da non escludere che Mario Draghi la prossima settimana possa recarsi al Colle, sarebbe altrettanto colpevole visto l’autentico muro contro muro che si è venuto a creare sul delicato tema della delega fiscale.

Da una parte ci sono Lega Forza Italia che contestano la riforma del catasto e il sistema duale su titoli di stato e affitti, due provvedimenti che sono stati inseriti nella legge delega, mentre dall’altra c’è il fronte formato da Palazzo Chigi e dal centrosinistra che difende la bontà del testo.

Matteo Salvini e Silvio Berlusconi negli ultimi giorni si sono aggiunti a Giorgia Meloni nel denunciare il possibile aumento delle tasse, ipotesi respinta con energia da Maro Draghi e dal resto della maggioranza.

Nonostante le rassicurazioni, allo stato delle cose Lega e Forza Italia non sarebbero disposte a votare la delega fiscale: fondamentale sarà il vertice a tre Draghi-Salvini-Tajani che ci sarà domani quando il Presidente del consiglio sarà tornato da Algeri.

Delega fiscale: Draghi al Colle il 19 aprile?

Fermo restando che da quando Mario Draghi è arrivato a Palazzo Chigi, sostenuto da una maggioranza extra large e variopinta, una crisi di governo sarà stata evocata almeno una decina di volte, la delega fiscale può rappresentare un nodo assai difficile dall’essere sciolto per l’esecutivo.

I motivi non vanno ricercati solo nei dettami della legge delega in tema di catasto e sistema duale, come se i vari partiti della maggioranza non sapessero cosa preveda veramente il testo, ma nel particolare scenario politico in Italia.

In particolare è il centrodestra a essere in subbuglio: sullo sfondo non ci sono solo le elezioni amministrative di giugno, ma soprattutto le politiche nel 2023 salvo un ritorno anticipato alle urne già in questo travagliato 2022.

Con i sondaggi che danno i Fratelli d’Italia primo partito del Paese e una Lega sempre più in calo, l’asse Salvini-Berlusconi non sembrerebbe essere propenso a lasciare le redini della coalizione, e soprattutto quelle eventuali di Palazzo Chigi, a Giorgia Meloni.

Nel vertice con Lega e Forza Italia, Mario Draghi cercherà di capire se questa opposizione alla delega fiscale sia solo una questione di campagna elettorale oppure se veramente i due partiti siano pronti anche alla rottura.

Senza un accordo, se il Governo dovesse decidere di mettere la fiducia alla legge delega, la maggioranza potrebbe andare in frantumi: ecco perché sui giornali si parla del 19 aprile come il giorno in cui Draghi potrebbe salire al Colle e rassegnare le dimissioni.

Non il massimo come ipotesi visto il delicato momento nazionale e internazionale, ma quando due volponi come Salvini e Berlusconi annusano l’odore della campagna elettorale niente può essere dato per scontato.

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