Il giorno dopo il voto che ha visto la Lega raccogliere solamente l’8,8% dei consensi, Matteo Salvini, si presenta in conferenza stampa per commentare i risultati dopo una notte di silenzio. Il responso delle urne è netto e oggi il Consiglio federale è convocato alle 15.00 a Milano per un’analisi del voto, che dà la Lega doppiata da Fratelli d’Italia in Lombardia, in Veneto e ancora più indietro in Friuli-Venezia Giulia, tre regioni guidate dal Carroccio. Salvini cede l’onore delle armi alla vera vincitrice delle elezioni Giorgia Meloni: “Chapeau, è stata brava a fare opposizione. Alla Lega è costato il sostegno al governo Draghi”, ma “lo rifarei”. E si dice pronto a costruire insieme agli alleati la squadra di governo: “Conto che si tiri dritto per 5 anni mettendo al centro le cose da fare. Se la Lega fa la Lega, non ce n’è per nessuno”. Certo è che l’8,8% del voto di domenica, che ha ribaltato gli equilibri nel centrodestra regalando a Meloni e a FdI le chiavi della coalizione, è un crollo rispetto al 17% circa delle politiche del 2018 e del 34,2% delle europee del 2019. Nella notte elettorale, la finestra da cui solo tre anni fa era spuntata la statuetta di Alberto da Giussano mostrata ai cronisti da Giancarlo Giorgetti domenica aveva la tapparella abbassata. D’altronde, non c’era molto da festeggiare al di là della vittoria dell’intera coalizione.
Una vittoria non soddisfacente per Matteo Salvini che ieri ai cronisti comunque ha ribadito: “Il giudizio degli elettori è chiaro. Gli elettori hanno premiato, bravi loro, quelli che hanno fatto opposizione. Domani ho convocato il Consiglio federale, valuteremo tutti i dati”. Una riunione dello Stato maggiore cui parteciperanno, fra gli altri, anche Luca Zaia e Massimiliano Fedriga, ci sarà anche Attilio Fontana, che scalpita per la riconferma in vista delle regionali del 2023 e avverte: “Non nascondo che il risultato di oggi del mio partito necessiti di una seria riflessione. Sono certo che, a partire dall’impegno dei propri militanti e dei tanti amministratori, la Lega saprà immediatamente riannodare il dialogo con le proprie comunità”.
In ogni caso, Salvini non vuole sentire parlare di dimissioni e alle domande sul suo futuro nel partito, di cui va fiero per la “quota 100 parlamentari” eletti, risponde così: “Una fase di riorganizzazione del movimento, puntando su sindaci e amministratori, è fondamentale”. E ancora: “I governatori sono militanti come gli altri. Tutti hanno dato il massimo. Oggi è una bella giornata di democrazia per l’Italia di centrodestra. Quando votano gli italiani, votano sempre bene. Se questa volta hanno premiato altri e meno noi, vuol dire che noi ci facciamo internamente le nostre valutazioni. Sono andato a letto abbastanza incazzato ora sono carico a molla”. Il leader del Carroccio poi sottolinea: “Il mio mandato è in mano ai militanti. Non è un’autoassoluzione, mi prendo io tutte le responsabilità, mi faccio carico degli errori. Onori e oneri, sono abituato a fare così e conto che il 99% della comunità militante lavori insieme. Se qualcuno ha altri progetti, non siamo mica una caserma”. Comunque sia, la tensione è palpabile, i governatori sono sul piede di guerra e lo scontento, specie sui territori è molto avvertito. Matteo Salvini dovrà quindi giocare d’anticipo e soprattutto con diplomazia sia sul fronte interno che su quello della coalizione e la fase di costruzione del prossimo governo sarà centrale per ricompattare il partito.
