La Meloni vuole fare presto e con Draghi assicura: nessun inciucio

Giorgia Meloni ha invitato tutti a non essere troppo fantasiosi nel gioco del toto-ministri. La vera emergenza per il premier in pectore è la crisi energetica, per cui in serata, dopo una giornata d’incontri tecnici dedicati al dossier, Giorgia Meloni sottolinea che il suo dovere è di non perdere tempo: “Vediamo di capire quando sono le consultazioni, bisogna cercare di fare presto, ci sono troppe scadenze importanti”, dice ai cronisti lasciando Montecitorio. Ma non solo, la leader di FdI conferma che il suo obiettivo è l’unità della coalizione e assicura che essa si presenterà compatta al presidente Sergio Mattarella nel giorno delle consultazioni. Sui suoi rapporti con il premier Mario Draghi è molto chiara e netta: “Leggo tante cose, la Meloni è diventata draghiana. Io penso che persone normali che cercano di organizzare una transizione ordinata nel rispetto delle istituzioni facciano una cosa normale, non è che si fa un inciucio”. Infatti, poco prima fonti del partito avevano voluto precisare che al Consiglio europeo del 20 e del 21 ottobre sarà ancora Mario Draghi a rappresentare l’Italia e che quindi non c’è nessuna intenzione di creare “fratture” tra vecchio e nuovo Governo.

I documenti e la proposta italiana in arrivo sono quelli elaborati dall’esecutivo ancora in carica. Quindi, è il refrain, la squadra sarà pronta quando sarà il momento. Poi Lega e Forza Italia ripetono che l’esecutivo di centrodestra sarà politico, dopo che la sola idea circolata nel fine settimana di una prevalenza di tecnici nei ruoli chiave aveva qualche polemica. Giovanbattista Fazzolari (che molti danno come sottosegretario alla presidenza) dopo aver visto la Meloni non entra nel merito del toto-ministri ma minimizza le tensioni con gli alleati spiegando che “non c’è polemica sui tecnici” e neanche sul presidente di Confindustria Carlo Bonomi; fa fede, assicura, il programma condiviso dal centrodestra. Alla Camera ci sono anche Francesco Lollobrigida e Giovanni Donzelli: l’idea sarebbe quella di arrivare all’appuntamento del 13 ottobre, giorno dell’insediamento delle Camere, con l’intesa tra alleati sul pacchetto completo, presidenze delle Camere e Ministri così da procedere subito alle consultazioni. La trattativa è un gioco d’incastri.

Ieri Ignazio La Russa era dato alla Presidenza del Senato e un leghista alla Camera (Riccardo Molinari o Giancarlo Giorgetti), un’ipotesi che provocherebbe la necessità di compensare FI con un ministero di peso come gli Esteri dove in campo c’è anche Elisabetta Belloni. Per Silvio Berlusconi, poi, in Consiglio dei ministri non potrà mancare la fidatissima Licia Ronzulli: nell’idea del Cav potrebbe essere destinata alla sanità ma per quel dicastero si guarda a una figura con maggiori competenze specifiche. Altri papabili in casa FI sono Alessandro Cattaneo e Anna Maria Bernini. Per gli Affari europei resta forte il nome di Raffaele Fitto, mentre al momento Giulia Bongiorno avrebbe perso il derby con Carlo Nordio per la Giustizia. E se resta ancora da riempire la casella del ministero dell’Economia (Fabio Panetta non è ancora convinto) l’altro nodo ancora da sciogliere rimane quello del ruolo di Matteo Salvini, che oggi riunirà il consiglio federale a Roma.

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