Tecnici nelle caselle economiche cruciali, il resto della squadra composta da politici, con pari rappresentanza tra Lega e Forza Italia: Giorgia Meloni continua a lavorare in silenzio al nuovo esecutivo. Per il Mef continua il pressing sull’economista Fabio Panetta che al momento non sembra essere convinto visto che in ballo per lui ci potrebbe essere anche la guida di Banca d’Italia. Se sfumasse la possibilità di Panetta al Mef, ci potrebbe essere Daniele Franco (ipotesi che non piace a parte del centrodestra perché troppo in continuità con il governo Draghi), Domenico Siniscalco o, come terza istanza, Dario Scannapieco, attuale Ad di Cdp. Scannapieco viene considerato, comunque, un uomo di Draghi e spostandosi al governo libererebbe un posto cruciale al vertice di Cassa Depositi e Prestiti. Per definire la composizione dell’esecutivo potrebbe essere decisiva la scelta delle presidenze di Camera e Senato: se fossero assegnate a Fdi, con Ignazio La Russa a Palazzo Madama, e alla Lega, con Giancarlo Giorgetti a Montecitorio, FI potrebbe ambire a un ministero di peso come gli Esteri per Antonio Tajani.
Il ministero degli Interni resta la prima opzione per Matteo Salvini, che però nel consiglio federale della Lega ha aperto timidamente anche ad altre ipotesi. Secondo alcuni il leader del partito di via Bellerio potrebbe alla fine accettare anche l’Agricoltura (abbinando, forse, insieme a Tajani, la carica di vicepremier). Nel toto-nomi finisce anche Licia Ronzulli, al centro di un braccio di ferro per il ruolo di ministra della Salute tra gli azzurri e Fdi. La forzista in un’intervista al Giornale stempera: “Non esiste una mia candidatura al ministero della Salute né, di conseguenza, alcun veto. Se ne occuperà il presidente Berlusconi”. Il quale, scommettono in tanti, la inserirà in ogni caso nella lista dei nomi in quota FI, forse per l’Istruzione. Per la Difesa circolano i nomi di Guido Crosetto e Adolfo Urso, con la prospettiva di un Copasir a guida dem (in pole ci sarebbe l’attuale ministro Lorenzo Guerini). In alternativa, il primo potrebbe essere sottosegretario alla presidenza del Consiglio (ma c’è anche l’opzione di Giovanbattista Fazzolari), il secondo guidare l’Autorità delegata per la sicurezza.
Alla Transizione Ecologica, dopo il faccia a faccia con Giorgia Meloni, spunta dunque anche l’ipotesi di un Cingolani bis: l’attuale ministro, che ha in mano buona parte del Pnrr, andrebbe bene a FI e alla Lega, viste le sue posizioni sul nucleare e sui termovalorizzatori. Per la Giustizia il derby potrebbe essere tra Giulia Bongiorno e Carlo Nordio: se la spuntasse quest’ultimo, la leghista andrebbe alla Pa. Alla Cultura si parla di Fabio Rampelli (quotato anche per le Infrastrutture insieme a Edoardo Rixi e Alessandro Cattaneo) o di Lucia Borgonzoni. Al Viminale, se sarà archiviato il nome di Matteo Salvini, potrebbe rafforzarsi l’idea del leghista Nicola Molteni (già sottosegretario all’Interno) o del prefetto di Roma Matteo Piantedosi. Alla Farnesina, oltre a Tajani, si parla di Elisabetta Belloni, Giulio Terzi di Sant’Agata ma anche di Giampiero Massolo.
