“Con Matteo Salvini e Silvio Berlusconi ci vedremo più tardi, sono ottimista. Mi pare che le cose vadano bene, lavoriamo, lavoriamo, saremo pronti”. Così la presidente Fdi, Giorgia Meloni, arrivando negli uffici del gruppo alla Camera. “Il centrodestra vincerà come squadra, non come giocatori singoli. Si vince sempre di squadra. Noi abbiamo il dovere di stare insieme, di governare al meglio per i prossimi 5 anni”, ha affermato, invece, il segretario della Lega Matteo, confermando in un video notturno su Tik Tok che si terrà oggi il vertice dei leader del centrodestra sul nuovo governo fra lui, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni. Il responsabile del programma di Fratelli d’Italia, Giovanbattista Fazzolari, arrivando alla Camera, invece, ha annunciato che “sulle presidenze di Camera e Senato non ci sono problemi, un accordo c’è”.
A 72 ore dall’insediamento del nuovo Parlamento – e dall’elezione dei due presidenti – nulla è dunque ancora sicuro. Le trattative tra Fdi, Forza Italia e Lega per la formazione del nuovo governo infatti, scrive il Corriere della Sera, sono ancora in una fase di stallo. “”Per la Lega sarebbe motivo di grande soddisfazione e orgoglio occuparsi con un ruolo rilevante anche di Economia e Finanze”, è la nota con cui ieri il Carroccio ha di fatto segnato un segno di discontinuitá rispetto alle ultime settimane. Mai, dopo le elezioni, c’era stata una rivendicazione leghista per i ministeri economici, men che meno per il Mef. Il fatto è che negli ultimi giorni sul ministero all’Economia circolava un ragionamento: se i super tecnici sondati da Giorgia Meloni preferissero non cambiare mestiere e non salire sul ring di un incarico governativo, un candidato plausibile sarebbe Giancarlo Giorgetti. Ieri, la proposta è arrivata da Ignazio La Russa: “Anche il generale delle forze armate potrebbe fare. Giorgetti potrebbe fare tutto, è un mio amico”. La designazione chiuderebbe la questione di assegnare un ministero di peso alla Lega e Meloni – che ieri ha anche visto il ministro uscente Daniele Franco – avrebbe un interlocutore assolutamente credibile ai tavoli economici che contano. Unico problema: probabilmente Salvini pensava – e pensa – ad architetture di governo del tutto diverse. E così, dalla Lega, al di là della nota ufficiale, filtra gran freddezza: “Il Mef non è né una nostra richiesta né un nostro desiderio – dice un leghista d’alta fascia -. Se non hanno altri nomi, prego. Ma fuori quota: dovrebbe essere in piú rispetto a quello che ci spetterebbe”. Anche perchè “non vogliamo finire come con Draghi, dove le scelte erano del premier ma poi le pagavamo noi”. Nella Lega, peraltro, mettono la partita governativa in questi termini: “O Viminale o Palazzo Madama. O ministero dell’Interno o presidenza del Senato”. I salviniani non hanno alcuna intenzione di rinunciare a entrambe le cariche. Una delle due sarebbe il riconoscimento del ruolo fondante della Lega nell’esecutivo venturo. È vero però che ieri, per quanto riguarda la presidenza del Senato, non si è andati avanti di un metro. I due principali interlocutori al tavolo di ieri mattina – Roberto Calderoli e Ignazio La Russa – sono anche i due candidati. Meglio rinviare il tema al confronto diretto tra i leader, ieri molto caldeggiato da Salvini. Che ieri mattina ha anche visto – a uno a uno – alcune figure centrali del partito: Giorgetti, Lorenzo Fontana, il capogruppo Riccardo Molinari, l’ex ministra Giulia Bongiorno.
A 72 ore dall’insediamento del nuovo Parlamento – e dall’elezione dei due presidenti – nulla è dunque ancora sicuro. Le trattative tra Fdi, Forza Italia e Lega per la formazione del nuovo governo infatti, scrive il Corriere della Sera, sono ancora in una fase di stallo. “”Per la Lega sarebbe motivo di grande soddisfazione e orgoglio occuparsi con un ruolo rilevante anche di Economia e Finanze”, è la nota con cui ieri il Carroccio ha di fatto segnato un segno di discontinuitá rispetto alle ultime settimane. Mai, dopo le elezioni, c’era stata una rivendicazione leghista per i ministeri economici, men che meno per il Mef. Il fatto è che negli ultimi giorni sul ministero all’Economia circolava un ragionamento: se i super tecnici sondati da Giorgia Meloni preferissero non cambiare mestiere e non salire sul ring di un incarico governativo, un candidato plausibile sarebbe Giancarlo Giorgetti. Ieri, la proposta è arrivata da Ignazio La Russa: “Anche il generale delle forze armate potrebbe fare. Giorgetti potrebbe fare tutto, è un mio amico”. La designazione chiuderebbe la questione di assegnare un ministero di peso alla Lega e Meloni – che ieri ha anche visto il ministro uscente Daniele Franco – avrebbe un interlocutore assolutamente credibile ai tavoli economici che contano. Unico problema: probabilmente Salvini pensava – e pensa – ad architetture di governo del tutto diverse. E così, dalla Lega, al di là della nota ufficiale, filtra gran freddezza: “Il Mef non è né una nostra richiesta né un nostro desiderio – dice un leghista d’alta fascia -. Se non hanno altri nomi, prego. Ma fuori quota: dovrebbe essere in piú rispetto a quello che ci spetterebbe”. Anche perchè “non vogliamo finire come con Draghi, dove le scelte erano del premier ma poi le pagavamo noi”. Nella Lega, peraltro, mettono la partita governativa in questi termini: “O Viminale o Palazzo Madama. O ministero dell’Interno o presidenza del Senato”. I salviniani non hanno alcuna intenzione di rinunciare a entrambe le cariche. Una delle due sarebbe il riconoscimento del ruolo fondante della Lega nell’esecutivo venturo. È vero però che ieri, per quanto riguarda la presidenza del Senato, non si è andati avanti di un metro. I due principali interlocutori al tavolo di ieri mattina – Roberto Calderoli e Ignazio La Russa – sono anche i due candidati. Meglio rinviare il tema al confronto diretto tra i leader, ieri molto caldeggiato da Salvini. Che ieri mattina ha anche visto – a uno a uno – alcune figure centrali del partito: Giorgetti, Lorenzo Fontana, il capogruppo Riccardo Molinari, l’ex ministra Giulia Bongiorno.
