Letta promette un’opposizione ferma e rigorosa e chiede un coordinamento. Giuseppe Conte intanto lavora al “polo progressista”, mentre Carlo Calenda punta alla costruzione di un’area riformista. Nel giorno della tradizionale cerimonia della campanella e del primo Cdm presieduto da Giorgia Meloni, le opposizioni puntano i loro paletti, confermano le proprie divisioni, mostrandosi unite, al momento, solo dalla volontà di aspettare il nuovo Governo al varco delle prime scelte che verranno prese molto presto. A finire nel mirino, in attesa di vedere i dossier, è l’ormai ex ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani: ha seguito per il governo Draghi il dossier energia e resterà come consulente a palazzo Chigi a titolo gratuito; la decisione che scatena le polemiche e a puntare il dito in particolare sono gli esponenti di Verdi e Sinistra. Al centro del dibattito tra le forze di opposizione c’è appunto la scelta del modo in cui svolgere al meglio il proprio ruolo.
E proprio il dem Nicola Zingaretti chiede che si superino le divisioni del passato e si lavori insieme per creare un coordinamento e battersi con efficacia contro il nuovo esecutivo: “Letta, Conte e Calenda” propone l’ex segretario Pd “dovrebbero vedersi e concordare cosa si può fare insieme come opposizione. Lo chiede qualcosa di molto più importante dei problemi del passato, lo chiede la democrazia e l’Italia. Coordinarsi in qualche modo è un loro dovere e fa bene il Pd a insistere su questo punto”. A rincarare la dose ci pensa Debora Serracchiani: “Conte e Calenda hanno detto di no al coordinamento”, spiega a Repubblica; tuttavia la capogruppo dem è convinta che “sui temi in Parlamento” le opposizioni si uniranno più che dividersi: “Anche se l’alleanza per le Politiche è fallita, con M5S, Azione, Italia Viva e Verdi-Si abbiamo costruito rapporti e accordi che ci vedono governare insieme in molte comunità locali”; in arrivo ci sono le Regionali in Lazio e Lombardia: “In alcuni casi già governiamo insieme e spero che non replicheremo quanto è accaduto il 25 settembre: vorrebbe dire, ancora una volta, consegnare la vittoria alla destra”.
