La questione è nata 2018 e riguarda la richiesta da parte di Inps e Agenzia Riscossione all’imprenditore di una cartella esattoriale di circa 36.000 euro per contributi previdenziali risalenti a oltre 10 anni prima.
Il contribuente, difeso dall’Avv. Matteo Sances, aveva sempre contestato la debenza di quelle somme perché erano già state pagate e inoltre risultavano ampiamente prescritte.
Ebbene, il Tribunale di Lecce sez. lavoro con sentenza n.2460 pubblicata il 21.09.2022 ha accertato non solo che le somme erano già state pagate ma addirittura che i pagamenti non erano dovuti e ha condannato gli enti a restituire quasi 50.000 euro.
Cosa molto importante è che la sentenza non è stata appellata dagli enti e dunque è passata in giudicato nei giorni scorsi diventando un precedente giudiziario di assoluto valore.
Il motivo della restituzione del denaro, spiega il Vice Presidente Nazionale di Movimento Consumatori, il Dott. Bruno Maizzi “deriva dal fatto che da anni la giurisprudenza ha chiarito che i contributi Inps si prescrivono in 5 anni e che successivamente non possono essere pagati dal contribuente. Mi spiego meglio. La Cassazione ha sancito da qualche anno non solo la prescrizione dei contributi previdenziali in 5 anni ma ha previsto anche che una volta prescritti l’Inps non possa in nessun caso accettare i pagamenti dai contribuenti (si veda Cassazione a Sezioni Unite n.23397 del 16.11.2016). Ecco perché dopo l’ennesima richiesta degli enti abbiamo fatto i conti insieme all’Avv. Sances di quanto pagato in passato dall’imprenditore e siamo rimasti sconvolti: infatti, non solo l’imprenditore aveva pagato molto di più rispetto al dovuto (quasi 50.000 euro) ma i pagamenti erano stati effettuati ben oltre il termine di 5 anni e dunque dovevano essere restituiti”.
Sul punto, interviene anche il Dott. Antonio Sorrento, Presidente di Partite Iva Nazionali nonché referente di Movimento Consumatori Maglie APS, per segnalare che “Da tempo abbiamo sottolineato alle istituzioni il problema dei contributi previdenziali e assistenziali prescritti perché non è ammissibile che gli enti continuino indisturbati a intimare il pagamento di queste pretese ormai vietate per legge. Ecco perché stiamo predisponendo insieme a Unilavoro Pmi e ad altre associazioni di imprese e professionisti un progetto di legge per CANCELLARE DEFINITIVAMENTE QUESTE CARTELLE, parliamo qunque di milioni di euro richiesti illegittimamente”.
