Dopo le polemiche montate nei giorni scorsi, il govern rivendica il diritto a scegliere i dirigenti della P.A. con cui intende lavorare per realizzare al meglio il proprio programma. A mettere la faccia su un argomento “scomodo” è ancora una volta Guido Crosetto, ministro della Difesa ed esponente di peso del governo Meloni. “Noi vorremmo creare le condizioni perchè tutti i governi, anche quelli che verranno dopo il nostro, siano in condizione di operare bene. Le opposizioni dovrebbero smetterla di attaccare e basta, ma collaborare in questo percorso”, ha detto Crosetto al Corriere della Sera. Solo due giorni fa il ministro aveva criticato l’azione della Bce e aveva evocato “il machete” contro una dirigenza pubblica che non si adegua alle esigenze del governo. “La veritá è che se non modernizziamo il Paese, se non facciamo una “rivoluzione” che lo renda efficiente, affondiamo tutti. Non un governo, ma la Nazione. Rischiamo, per esempio, di perdere i benefici del Pnrr”, ha spiegato Crosetto. Invece di parlare di machete, “avrei potuto dire fiamma ossidrica o forbici, visto che parlavo di lacci e catene, è vero. Se basta per poter avere un confronto serio, correggo il termine. Ma il tema resta. Qui non c’entra lo spoils system, c’entra la non funzionalità di un sistema i cui i tempi, le cui procedure, i cui vincoli, rendono infinitamente piú difficile per tutti operare, a ogni livello, rispetto a qualsiasi altro paese moderno”. Il governo vuole modificare la legge Bassanini, dando piú poteri “non ai ministri, ma a tutti i decisori politici, il che vuol dire anche ai sindaci. È necessario perchè oggi a funzionari che guadagnano poco vengono affidate responsabilità enormi che invece dovrebbero ricadere anche su chi governa e ha il ruolo, il potere e la forza per assumerle”. In merito al fatto che la posizione del governo abbia portato alla defizione “Meloni-pigliatutto”, Crosetto ha espresso sorpresa: si dice così “perchè a ruolo di commissario per la ricostruzione post terremoto non abbiamo confermato l’esponente del Pd Legnini? Cioè dopo che il Pd ha stipato di suoi eletti, ex eletti o funzionari tutte le istituzioni della repubblica, noi saremmo obbligati a tenerceli? In pratica qualsiasi cosa decidano gli italiani, al governo dovrebbe rimanere sempre il Pd? Mettiamolo in Costituzione e facciamo prima: articolo 1, “la sovranità appartiene al Pd””.
“Il governo -ha sottolineato il ministro- ha il diritto di lavorare, a norma di legge, con chi ritiene piú adatto per raggiungere gli obiettivi che si è dato. E l’Italia nella quale la sinistra fa quello che vuole e gli altri devono fare quello che dice la sinistra è finita. Applicare ciò che la normativa prevede su poche decine di posizioni apicali non significa occupare nulla, ma assumersi la responsabilitá di scegliersi i collaboratori. Tra l’altro, conoscendo molto bene sia Meloni che Giorgetti, escludo che la premier voglia scegliere i collaboratori di un ministro o viceversa. Non vedo problemi nel governo. Cosa c’è da scandalizzarsi se questo governo esercita le sue prerogative, facendo quello che tutti i governi fanno?”. Crosetto ha assicurato che chi funziona nel proprio ruolo non verrà cambiato per forza. “Non c’è e non ci sarà un governo che decide un “repulisti” a prescindere. Nessuno lo ha mai sostenuto. Nei vari ministeri si valuterá, c’è chi vorrá cambiare e chi no, c’è un “intuitus personae”. E poi, mi spieghi, perchè nessuno ha mai criticato gli altri e precedenti governi per aver applicato una legge?”, ha precisato.
Intanto l’esecutivo ha avviato un dialogo con Bruxelles per cambiare la “governance” del Pnrr. Il ministro degli Affari europei responsabile del Piano, Raffaele Fitto, ne sta parlando con la Commissione. La settimana prossima Fitto chiederá a ciascuno dei colleghi un giudizio sulla propria unitá di missione e le situazioni sono varie: alla Giustizia sembra esserci stabilitá e continuitá di rapporti; a quello che oggi è il dipartimento Innovazione tecnologica di Palazzo Chigi l’arrivo del sottosegretario Alessio Butti di Fratelli d’Italia, al posto dell’ex ministro Vittorio Colao, è stato seguito da una serie ripetuta di dimissioni di alto profilo nell’Unitá di missione (budget nel Piano, 33 miliardi). Di certo Fitto confronterá i pareri dei ministri sui manager con i risultati di questi ultimi. Il ministro insiste a dire a tutti che la valutazione di ciascuno si fará sui risultati. Qualunque forma di spoils system sulle strutture di gestione andrá coordinato con Bruxelles e inserita nel decreto su semplificazione e governo del Pnrr previsto nella seconda metá di questo mese. Lì, scrive il Corriere, potrebbe esserci anche qualche sorpresa che riguarda la Ragioneria dello Stato, almeno nel Servizio centrale per il Pnrr: la parte dell’organismo del ministero dell’Economia che rendiconta la spesa dei quasi 200 miliardi di Bruxelles. Fitto si è convinto che quella costola della Ragioneria debba rispondere a lui, perchè è lui ad avere la responsabilitá per il Pnrr. Per il ministro, quella struttura ha un ruolo essenziale in un progetto politico importante del governo.
