Le opposizioni attaccano sulle riforme: no a presidenzialismo e autonomia

La riforma del presidenzialismo, su cui da un mese lavora la ministra Elisabetta Casellati, si confronta per la prima volta con le opposizioni e registra il primo e secco no. A dirlo è il Terzo polo che boccia quel modello, mentre rilancia il premierato e insiste perché si parli di riforme a 360 gradi (comprendendo ad esempio il monocameralismo e il federalismo) e senza tabù. “Non puoi discutere di presidenzialismo e poi avere il ministro Calderoli che va avanti con l’autonomia e poi magari la legge elettorale. Così diventa un macello” attacca Carlo Calenda. L’ex presidente del Senato continua le sue consultazioni e la prossima settimana conta di chiudere il cerchio incontrando il Pd, M5S e le Autonomie. Manca all’appello il gruppo di Verdi e Sinistra italiana, mai invitati al tavolo. “Ci dispiacerebbe se la Casellati intendesse incontrare solo i gruppi parlamentari più affini”, denuncia Filiberto Zaratti deputato di Avs. Intanto la Casellati guarda avanti e annuncia: “Finiti gli incontri con tutti, farò una riflessione sulle osservazioni emerse”, parole che sembrano confermare il cronoprogramma avviato sul presidenzialismo e garantito dal Governo nel vertice sulle riforme convocato dalla premier Giorgia Meloni.

Altro impegno preso a Palazzo Chigi è quello sulla riforma dell’autonomia che sta a cuore alla Lega, affinché il primo ok preliminare alla proposta di Calderoli arrivi in uno dei prossimi Consigli dei ministri. Per Calenda “è solo lo scalpo che la Lega chiede al Governo”, e attacca la premier che “ha passato tutta la vita a spiegare di essere sovranista e nazionalista e poi fa un casino di autonomia che non funzionerà mai”. Agli antipodi l’interpretazione della Lega: il giorno dopo, a raccontarlo come “un buon risultato frutto di grande lavoro” è lo stesso ministro per le Autonomie. In un’intervista a Rainews 24 rivela che “il punto di equilibrio” trovato sta nel “superamento, una volta per tutte, del criterio della spesa storica, che è un grande passo avanti per il sistema Paese”. E prosegue con la sua roadmap: “Il lavoro di definizione delle decisioni, che abbiamo preso ieri, richiederà una settimana. Dopodiché starà al presidente del Consiglio stabilire l’ordine del giorno”. In altre parole, la Lega c’è e si farà trovare pronta, tanto che, pur elencando i vari step necessari per l’ok definitivo, compresi i Livelli essenziali di prestazioni, da definire in 12 mesi, Calderoli azzarda che “l’arrivo in porto potrebbe avvenire contemporaneamente” alle altre riforme istituzionali. Al di là dei tempi, sul piatto restano distinguo e frizioni nella maggioranza. Non le nasconde Antonio Tajani di Forza Italia quando ricorda che “tutte le riforme si fanno ascoltando e confrontandosi con le forze di maggioranza in Parlamento, ma nessuno può porre veti”.

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