Il Governo cerca una difficile via d’uscita sulla vicenda dei balneari, ma la strada è strettissima tra il braccio di ferro con Bruxelles, le tensioni de partiti di maggioranza e quelle degli imprenditori del settore. L’Ue manda a dire che si aspetta che l’Italia batta un colpo; la Commissione europea è chiara: “Stiamo seguendo molto da vicino le recenti discussioni sulla riforma della legge sulla concorrenza e anche quale potrebbe essere l’impatto” per le “concessioni balneari”. E d’altra parte Bruxelles, in un incontro tra il Ministro per gli Affari europei Raffaele Fitto e il Commissario per il Mercato interno Thierry Breton, ha fatto capire di non transigere sulla messa a gara degli stabilimenti. E l’ha messo in chiaro anche ieri: “Il diritto Ue richiede che le norme nazionali assicurino la parità di trattamento degli operatori, promuovano l’innovazione e la concorrenza leale” e “proteggano dal rischio di monopolizzazione delle risorse pubbliche”, una posizione netta di fronte alla quale Giorgia Meloni prende tempo. Il presidente del Consiglio prospetta, a questo punto un “intervento strutturale” che salvaguardi anche gli imprenditori. Di qui la richiesta che sarebbe stata recapitata agli azzurri e ai leghisti per il ritiro dell’emendamento al decreto milleproroghe che allunga di due anni le concessioni senza bando; Fi e Lega però fanno muro sul punto, così come sulle gare.
