Nel confronto aperto sul presidenzialismo, la riforma che rivoluzionerebbe il sistema parlamentare italiano con un capo dello Stato scelto dagli elettori, si fa largo l’opzione premierato. Il modello, che è il vecchio sogno di Matteo Renzi, spunta di nuovo al tavolo sulle riforme avviato dalla ministra Elisabetta Casellati. A proporlo sono i rappresentanti delle Autonomie che incontrano l’ex presidente del Senato, nel secondo giorno di consultazioni con le opposizioni; anche il gruppo parlamentare delle minoranze linguistiche vira sull’ipotesi di un premier più forte, la stessa proposta dal Terzo polo la settimana scorsa. E chissà che a questo punto il premierato possa diventare un piano B anche per tutto il centrodestra e su cui ragionare, per trovare un punto di mediazione: per ora, sembra poco più di una tentazione.
Secondo i più maliziosi è soprattutto un’arma tattica che Giorgia Meloni farebbe sventolare sotto gli occhi degli alleati usando la convergenza proprio del gruppo di Calenda-Renzi per convincere i più restii. Un altro modo, insomma, per riportare in equilibrio la bilancia delle riforme che vive di alti e bassi mentre la Lega non fa mistero di spingere verso l’autonomia differenziata. Due strade diverse, rimarca però la Ministra per le Riforme: “Le autonomie hanno un percorso e io ne ho un altro, questo è chiaro”, insiste e farà una riflessione al termine delle consultazioni, probabilmente la prossima settimana. Nel breve mette a tacere voci di crepe nel centrodestra e rassicura: “Non esiste alcun problema o attrito. La maggioranza è coesa”. In realtà la marcia dell’autonomia scandita dal ministro Roberto Calderoli non si ferma e resta forte il pressing per ottenere l’ok preliminare alla sua proposta di legge con un primo esame del prossimo pre-Consiglio dei ministri. Parallelo va avanti il cronoprogramma del presidenzialismo. Oggi tocca al Pd, seguiranno gli esponenti di +Europa e Verdi e Sinistra italiana, mentre i 5 Stelle chiuderanno le consultazioni venerdì.
