Ucraina: gelo tra Meloni e Berlusconi, mentre la Lega frena sull’invio di armi a Zelensky

La Lega frena bruscamente sull’ipotesi di inviare nuove armi all’Ucraina, all’indomani dello strappo tra Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni in seguito alle parole durissime di Zelensky contro il Cavaliere. Per il capogruppo leghista Massimiliano Romeo sarebbe “Giusto, sacrosanto difendere il diritto dell’autodeterminazione di uno Stato sovrano come l’Ucraina. Poi attenzione a non inviare armi che rischino di trascinare l’Alleanza atlantica in un conflitto diretto con la Russia”. L’avvertimento arriva nello stesso giorno in cui anche l’ambasciatore russo a Roma Sergey Razov lancia un secco monito a palazzo Chigi: “Fornendo armi a Kiev, l’Italia, forse contro la propria volontà si fa trascinare in una contrapposizione militare, diventando parte in causa nel conflitto”. Intanto, in Transatlantico si discute sulla possibilità che la Nato possa arrivare a mandare i propri caccia.

Al di là della questione delle armi, le parole nette del presidente ucraino contro Silvio Berlusconi, pronunciate a fianco della premier, pesano come un macigno nei rapporti tra i due. Pare che per tutta la giornata non vi sarebbe stato alcun contatto chiarificatore, tuttavia ieri è stato il giorno dei pontieri: la parola d’ordine dentro la maggioranza è sotterrare le asce di guerra, minimizzare, ridimensionare la polemica, placare gli animi, parlare il meno possibile per evitare tensioni ulteriori. Il gelo però è evidente e tocca, per l’ennesima volta, al Ministro degli Esteri Antonio Tajani, a New York per l’assemblea generale dell’Onu, fare la sintesi e garantire, a livello internazionale, la fermezza della posizione del Governo sulla guerra, perfettamente allineata con l’alleanza occidentale. Giorgia Meloni ribadisce il punto: “Chiaramente, quello che possiamo fare faremo, ma va fatto in accordo con la comunità internazionale”. È questa la posizione abbracciata anche da FdI che non vuole gettare altra benzina sul fuoco: le parole di Berlusconi rappresentano un problema per Forza Italia, non per noi. Anche Giulio Tremonti, presidente della Commissione Esteri, eletto da Fratelli D’Italia ma che conosce molto bene il Cavaliere, minimizza le sue parole.

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