Aliquota Ires a due vie: al 15% e al 24% ma, in questo caso, solo sulla parte dell’utile non investito. I termini sono ancora in fare di definizione ma sarà questo l’assetto della nuova imposta sulle imprese (Ires) ridisegnata alla luce delle regole internazionali della minimum tax (aliquota minima globale). E’ questa una delle novità contenuta nella bozza di legge delega fiscale ormai alle battute finali che sarà presentata alle parti sociali settimana prossima per poi essere approvata in consiglio dei ministri entro il 16 marzo, come confermato ancora una volta ieri dal viceministro delle finanze Maurizio Leo (si veda altro articolo a pagina 27). Per l’altra principale imposta, l’Irpef, si punta a avere una flat tax per tutti e si va verso un sistema di tre aliquote, 23, 35 e 43% allargando la flat tax incrementale ai lavoratori dipendenti (si veda ItaliaOggi del 9/3/23) e no tax area comune per dipendenti e pensionati con una revisione per il reddito da lavoro dipendente della disciplina dei fringe benefit. La riforma condivisa con le parti politiche in 34 slide, ha come obiettivo la riscrittura del sistema fiscale organizzato negli anni 70. Andando a sintetizzare le novità per quanto riguarda le principali imposte, relativamente all’Ires si tratta di uniformare il trattamento fiscale alle regole sull’aliquota minima globale. L’obiettivo è quello, risorse finanziarie permettendo, di quantificare una aliquota minima di base al 15% (e non si andrà al di sotto di questa percentuale) per la quota di reddito destinata nei due anni successivi a investimenti qualificati e a nuova occupazione per poi arrivare al 24% . Per la graduale abrogazione dell’Irap si introduce una sovraimposta con base imponibile corrispondente a quella dell’Ires. Nella delega troverà spazio la revisione della crisi di impresa, il superamento delle società di comodo e la revisione dei costi indeducibili. Sul capitolo dell’Irpef la legge delega si dà due obiettivi di medio termine e lungo termine. Nel primo caso, la transizione a tre scaglioni e aliquote più basse: 23%, 35 e 43%. Nel secondo caso, entro la fine della legislatura, flat tax per tutti. E poi la revisione delle tax expenditures dalle 600 attuali con ipotesi di forfettizzazione degli scaglioni di reddito con una base di partenza del 4% detraibile sulla base del reddito dichiarato per poi andare a scendere all’aumentare del reddito. Nel capitolo dedicato alle altre imposte indirette ci sarà la sostituzione dell’imposta di bollo delle ipotecarie e catastali con la creazione di un unico tributo in misura fissa. Per il riordino dei giochi si punta alla tutela dei giocatori vulnerabili e all’accordo con gli enti locali per la distribuzione dei punti. La delega si comporrà di 21 articoli e tre parti: la prima generale sui principi, la seconda sui tributi, la terza sui procedimenti e sanzioni (si veda tabella in pagina). Oltre alla sospensione degli avvisi bonari per i mesi di agosto e dicembre, si prevede la non decadenza dai benefici fiscali per gli inadempimenti formali e di minore gravità. Sull’accertamento, poi, si punta tutto sull’istituto del concordato preventivo biennale e sul rafforzamento della cooperative compliance, l’accordo preventivo con il fisco che si allargherà e vedrà un ruolo di primo piano dei professionisti come asseveratori. Si prepara anche una nuova riforma del contenzioso con l’abrogazione della mediazione.Un capitolo a sé è quello per la riforma della riscossione. Si punta a un meccanismo di rateizzazione fino a 120 rate e al graduale abbandono del ruolo. Si estenderà il termine di efficacia degli atti della riscossione. Sulle sanzioni il restyling prevede un regime premiale se ci si dota di un adeguato sistema di prevenzione una sorta di 231 fiscale e un maggior coordinamento tra processo tributario e processo penale. Per le sanzioni penali, la revisione degli omessi reati non reiterati e per i procedimenti amministrativi revisione di recidiva, cumuli e continuazioni. Infine entro un anno i testi unici per imposta con l’abrogazione delle norme superate e entro 24 mesi, con il compimento dell’iter di riforma, il codice unico tributario,
