Cgil, Cisl e Uil bocciano l’impianto della riforma sul fisco, contestando innanzitutto il metodo ma anche il merito. Domani il Governo presenterà il disegno di legge delega e intanto apre il giro d’incontri con le parti sociali ricevendo a Palazzo Chigi i sindacati. Questa mattina sarà la volta delle associazioni di impresa e categoria e degli ordini professionali. Al tavolo a Palazzo Chigi con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il viceministro Maurizio Leo e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano; per i sindacati la vice segretaria generale della Cgil Gianna Fracassi, il leader della Cisl Luigi Sbarra e il segretario confederale della Uil Domenico Proietti.
Intanto il Governo rilancia sulla portata dell’intervento strutturale: “Una rivoluzione” dopo 50 anni dall’ultima riforma complessiva che risale agli anni ’70. Ma i sindacati non ci stanno: finora, attaccano, e a 48 ore dalla convocazione del Cdm, non c’è stato un confronto vero, ma solo una “informativa”. E, in assenza di risposte, non solo sul fisco ma anche sugli altri temi aperti, dalle pensioni alla sicurezza sul lavoro, si dicono pronti a valutare iniziative di mobilitazione. Compresa la Cisl: dopo lo sciopero generale sulla legge di bilancio di Cgil e Uil i loro rapporti erano rimasti più freddi. ora le posizioni riconvergono verso l’unità di azione. La presa di posizione arriva alla vigilia del congresso della Cgil, che si apre oggi a Rimini, dove venerdì prenderà la parola dal palco anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e c’è attesa per il suo intervento. Il Governo, intanto, assicura “la massima apertura al dialogo e al confronto” durante tutto l’iter parlamentare di approvazione della delega fiscale e dei successivi decreti attuativi, considerando che ci sono due anni a disposizione. La questione, per i sindacati, è sul dialogo ma anche sui contenuti: di fatto non piace la riduzione delle aliquote Irpef, da 4 a 3 scaglioni, e l’estensione della flat tax.
