Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni dal palco del congresso Cgil ha fatto chiarezza sui suoi obiettivi in merito al mondo del lavoro, che consistono sostanzialmente in un abbassamento delle tasse per avere più occupazione e stipendi più alti.
Secondo il premier, il salario minimo tanto osteggiato dalla sinistra “favorirebbe i soliti”. Dal momento che gli stipendi italiani sono “gli unici a essere più bassi rispetto agli anni ‘90”, serve assolutamente puntare tutto sulla crescita economica.
Quello che il governo Meloni vuole mettere in piedi è un sistema in cui aziende e lavoratori siano nelle condizioni di creare ricchezza, facendola così “riverberare su tutti”. A questo fine punta in primis la riforma fiscale, la quale verrà attuata entro i prossimi due anni. Il premier ha sottolineato l’importanza della diminuzione delle aliquote Irpef – da quattro a tre nell’immediato, con l’obiettivo poi di arrivare alla flat tax per tutti, senza dimenticare la progressività.
L’obiettivo è di allargare i margini dello scaglione della prima aliquota così da farci rientrare il maggior numero possibile di lavoratori dipendenti, e conseguentemente permettere loro di pagare loro meno tasse. Questo sarà possibile introducendo ad esempio una tassa piatta agevolata sugli incrementi di stipendio, come pure dalle nuove deduzioni sui costi sostenuti per il lavoro. Si punta a innalzare la soglia della no tax area, fissando un importo minimo di stipendio dove le imposte dovute vengono azzerate dalle detrazioni.
Possibile anche che vengano resi monetizzabili i fringe benefit, “ad esempio nel caso della nascita di un figlio”. Lo scopo della maggioranza è lavorare per “consegnare agli italiani una riforma complessiva che riformi l’efficienza della struttura delle imposte, riduca il carico fiscale e contrasti l’evasione fiscale, che semplifichi gli adempimenti e crei un rapporto di fiducia fra Stato e contribuente”.
