Il Tribunale di Milano non potrà procedere contro Matteo Salvini accusato di diffamazione aggravata nei confronti di Carola Rackete, la capitana della Sea Watch che forzò il blocco a Lampedusa imposto proprio dal leader della Lega quando era Ministro dell’Interno: l’Aula del Senato, con una votazione a maggioranza ha accolto la relazione della Giunta delle immunità e stabilito che le opinioni espresse nell’estate 2019 dal senatore sono “insindacabili”. Quel 12 giugno di quattro anni fa, Rackete aveva soccorso 53 migranti nella zona Sar libica; l’allora titolare del Viminale, nel corso del lungo braccio di ferro, definì sui social la 34enne “sbruffoncella che fa politica sulla pelle di qualche decina di migranti” e “ricca tedesca fuorilegge”.
A giugno dell’anno scorso il Tribunale aveva accolto una richiesta dei legali di Salvini e trasferito gli atti del processo a palazzo Madama perché fosse il Senato a valutare se le frasi in questione fossero o no coperte dall’insindacabilità. Con la decisione di oggi il processo di fatto si annulla. Una notizia “attesa e scontata” per Alessandro Gamberini, legale di Rackete: “È l’insindacabilità dell’insulto. Quelle espressioni nulla avevano a che vedere col ruolo di parlamentare di Salvini, sia per i modi utilizzati che per i contenuti”. La polemica ha investito anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni: la premier durante il suo discorso alla Camera ha ricordato che in passato si era arrivati “perfino a legittimare chi sperona le navi dello Stato italiano”, parole che non sono passate inosservate agli occhi di opposizioni e ong. Il Pd parla di una “caduta di stile” della premier e il segretario di +Europa Riccardo Magi chiede di scusarsi con Rackete.
