Slitta all’autunno il dibattito alla Camera sul salario minimo. Su richiesta della maggioranza, in Aula è stato approvato il rinvio di 60 giorni dell’esame della proposta di legge delle opposizioni. L’ipotesi di rimandare è maturata nelle scorse settimane, quando la presidente del consiglio Giorgia Meloni ha aperto al confronto, mettendo in stand by la strategia della maggioranza, che fino a quel momento era intenzionata a votare subito in Aula la soppressione della proposta di legge. “Grazie alla sua mediazione” ha spiegato Giovanni Donzelli (FdI) “arriveremo a una proposta utile per superare il tema del lavoro povero. Tema creato dal governo delle sinistre e che vogliamo risolvere con proposte serie, senza demagogia”. Ma le opposizioni ritengono si trattati di una mossa meramente tattica. “Le aperture al dialogo di Meloni sono rimaste solo parole”, ha sottolineato il presidente del M5S Giuseppe Conte, che ha avvertito i partiti di maggioranza: “Non vi ripresentate a ottobre con proposte furbe dirette a spaccare i lavoratori”.
“Siamo davanti alla fuga della maggioranza, che scappa di fronte a un problema reale”, ha commentato la segretaria Pd Elly Schlein. Il tema salario minimo è comunque uno dei pochi che continua a tenere unite le opposizioni: la proposta di legge porta la firma di tutti i gruppi di opposizione (tranne gli esponenti di Iv). E dopo la battuta di arresto in Aula, il fronte, composto da Pd, M5S, AVS, Azione e +Europa, ha lanciato una raccolta di firme. L’iniziativa segna un passo in direzione di quel fronte largo che mai è giunto a meta. Il voto proporzionale delle europee 2024 non aiuta il cammino, ma qualche segnale di avvicinamento si scorge. Dopo essere riuscite a far arrivare il salario minimo al centro dell’agenda politica, l’obiettivo delle opposizioni adesso è evitare che il rinvio a settembre faccia finire la questione “nel dimenticatoio e venga affossata”, ha detto Riccardo Magi, di +Europa. Anche perché, malgrado sulla carta lo slittamento sia di 60 giorni, nelle opposizioni c’è chi teme che il Salario minimo non possa tornare all’ordine del giorno dei lavori della Camera prima dell’inizio dell’anno prossimo.
