Partito per la libertà, 37 seggi su 150

La vittoria alle legislative Partito per la libertà (Pvv) rappresenta un primo passo verso la premiership di Geert Wilders, più papabile successore al liberale Mark Rutte.

Paesi Bassi si sono risvegliati con un paesaggio politico sconvolto dal verdetto delle urne, definito un “cataclisma” da molti analisti, seppur preannunciato dagli ultimi sondaggi, al termine di una campagna elettorale molto breve e movimentata. Wilders ha già dato il via a serrate trattative con potenziali alleati per riuscire a formare una coalizione di governo.

Oltre allo storico Partito per la libertà – populista, xenofobo e anti-Islam – c’è quello del Nuovo Contratto Sociale, fondato da Pieter Omtzigt lo scorso agosto, che alla sua prima partecipazione ha ottenuto ben 20 seggi.

L’altra formazione è il Movimento agricoltore contadino (Bbb) di Caroline van der Plas, anche lei a favore di una linea restrittiva sull’immigrazione, anche se ha conquistato solo sette seggi, un risultato deludente rispetto alle elezioni provinciali dello scorso marzo.

Tale accordo sarebbe comunque un dèjà vu: nel settembre 2010 il Pvv è già stato membro di una coalizione del governo liberale di Rutte, ma in realtà era un partner “silenzioso” in quanto non aveva alcun incarico ministeriale. Un appoggio che Wilders ritirò due anni dopo, nel pieno della crisi finanziaria, costringendo il premier liberale a indire nuove elezioni.

D’altro canto, gli elettori olandesi hanno inflitto una punizione evidente ai tre principali partiti della coalizione uscente: in tutto non supererebbero i 41 seggi, in perdita di ben 37 rappresentanti.

Oltre agli 11 seggi persi dai liberali del Pvv di Rutte, il partito liberale democratico D66 (centro-sinistra) di Rob Jetten ha subito un’emorragia di 15 seggi.

“Trump olandese”, rimane fedele alla sua storica linea ideologica, come si evince dal suo programma di governo. Nelle sue prime dichiarazioni dopo gli exit poll, accolti con stupore, Wilders ha sottolineato che “non possiamo più essere ignorati, sarebbe antidemocratico e gli olandesi non lo accetterebbero”.

Il leader di estrema destra si è nuovamente impegnato a “garantire che lo tsunami di richiedenti asilo e immigrazione si riduca”, in risposta alle speranze dei cittadini “di recuperare il proprio Paese”, in riferimento al boom di migranti nei Paesi Bassi.

A meno di sette mesi dalle elezioni europee, l’arrivo al potere di Wilders è soprattutto un motivo di allarme per Bruxelles e per le capitali europee. Il leader di estrema destra olandese, che ha criticato la visita del presidente Zelenskyj la scorsa primavera all’Aia, si oppone alla consegna di armi all’Ucraina, che rifiuta di veder aderire alla Nato.

Inoltre, Rutte, rischia di avere più difficoltà a convincere gli alleati a nominarlo. Anche Timmermans, ha subito una battuta d’arresto. Accusato di aver trascorso troppo tempo a Bruxelles, non è mai riuscito a prendere veramente piede nella campagna elettorale in patria.

“Ora è giunto il momento di difendere la democrazia. Continueremo a difendere lo Stato di diritto, insieme ad altri democratici. Per noi lo Stato di diritto è sacro”, ha reagito l’ex commissario e vice presidente della Commissione Ue.

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