I toni si sono alzati con Matteo Renzi. In Aula, Meloni ha risposto seccamente a Renzi: “Mi ha fatto un assist, parlo volentieri di come abbiamo cambiato la situazione di questa nazione” e ha elencato “la fiducia in crescita dei mercati”, i giudizi delle agenzie di rating, lo spread “ai minimi con la borsa che cresce”. Il leader Iv l’aveva accusata: “La sua coerenza si è fermata il giorno delle elezioni”, poi aveva puntato sui conti in tasca degli italiani: “I costi del pane e della benzina aumentano”. Meloni gli ha ribattuto con sarcasmo su Bin Salman e ha citato “il record di occupazione femminile, che è forse il risultato che mi rende più fiera”.
E sul Pnrr: “Non c’è nessun ritardo”. Poi la stoccata ai sindacati: “Registro un cambio di atteggiamento: tra il 2012 e il 2022 ci sono stati circa sei scioperi generali, uno ogni due anni, mentre adesso se ne fanno due ogni anno”.
Anche Francesco Boccia è partito alla carica: “Ogni giorno un’ammuina per far sapere quello che state facendo, ma ogni annuncio su un provvedimento viene sconfessato il giorno dopo. È più lungo l’elenco dei vostri dietrofront che di quello che il Governo ha fatto”. Stefano Patuanelli ha ripescato la telefonata col falso leader africano: “Non insisto sul labile confine con situazioni tragicomiche tipo ambasciatore del Katonga.
Ma sull’Ucraina al telefono Meloni dice una cosa e nelle aule parlamentari dice il contrario”. E la premier, dando una stoccata al Movimento: “Penso che la responsabilità della politica sia guidare la società e non rincorrerla. Mi rendo conto della stanchezza nell’opinione pubblica, ma sono convinta che difendendo gli ucraini difendiamo il nostro interesse nazionale”.
