Ora lo scontro è su una questione apparentemente non di primo piano: la scelta di alcuni componenti della Commissione di vigilanza su Cassa depositi e prestiti.

A far scattare lo scontro è stata l’elezione, sostenuta dalla Lega, di Gianmauro Dall’Olio del M5S. Questo non è che l’ultimo episodio di tensione che ha segnato i rapporti tra M5S e Pd.

 

Il clima è anche più teso dopo il via libera alla mozione del Pd sul Medio Oriente arrivata con l’astensione della maggioranza, frutto delle telefonate fra Schlein e la presidente del consiglio Giorgia Meloni.

 

Per la segretaria del Pd “è estremamente importante che finalmente la Camera abbia approvato una richiesta di cessate il fuoco umanitario immediato”. Il vicepresidente del M5S, Riccardo Ricciardi, ha però ridimensionato il risultato rivendicato dalla segretaria: “E’ grave che la maggioranza di Governo si sia astenuta sul cessate il fuoco perché, di fatto, continua a non esprimersi come ha fatto mesi fa all’Onu”.

 

Il punto di vista M5S ribalta quello entusiasta del Pd e restituisce un sapore più di fallimento che di successo: bisogna aspettare la Meloni alla prova dei fatti ma intanto quel voto aiuta il Governo avendolo tolto dall’imbarazzo di dover fare davvero qualcosa per un cessate il fuoco, visto che la maggioranza non lo ha votato.

 

Botte e risposte al vetriolo. “Accusano il colpo del successo ottenuto da Schlein con la telefonata a Meloni”, è stata la replica di alcuni parlamentari Pd, e poi l’affondo: “Noi dialoghiamo con la maggioranza per il cessate il fuoco in MO, il M5S lo fa per le poltrone”. Insomma, i rapporti sono molto tesi e rischiano di esserlo almeno sino alle europee.

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