Dopo una nottata trascorsa ad esaminare i dati, Elly Schlein e Giuseppe Conte ammettono la sconfitta. L’analisi del risultato, però, ha sfumature diverse. Rispetto alle scorse regionali, infatti, il Pd praticamente raddoppia (passando dall’11,1% del 2019 al 20,3% di oggi) e il M5S crolla (dal 19,7% del 2019 al 6,9%); per Schlein, quindi, è più facile vedere il bicchiere mezzo pieno.
“Il presidente uscente di FdI partiva con un vantaggio di 20 punti nei sondaggi. E invece unendo le nostre forze attorno a una visione comune abbiamo riaperto la partita”, commenta. Il 20,3% raggiunto dal Pd, poi, è per la segretaria un “ottimo risultato”: “Il Pd ha quasi raddoppiato il suo consenso crescendo di quasi 4 punti anche rispetto alle politiche dell’anno scorso”, “Continueremo a seminare, sappiamo che sarà un lavoro di costruzione paziente.
Per i dem, insomma, la domanda è una: “L’unità è condizione necessaria ma non sufficiente per tornare a vincere. I partiti che compongono il fronte vogliono provare a vincere o consolidare il proprio orticello?”.
In casa Cinque stelle i numeri sono di altro tenore e a Campo Marzio “non si nascondono dietro un dito”.
Lo stesso Giuseppe Conte parla di “risultato modesto” e invita i suoi “a lavorare con sempre più forza sul nostro progetto di radicamento nei territori, per convincere a impegnarsi e a partecipare soprattutto i troppi cittadini che non votano più”.
“Il rapporto con il Pd regge” assicurano i pentastellati, i “dubbi” riguardano soprattutto “i compagni di strada che negli ultimi giorni di campagna elettorale hanno preferito cannoneggiare Conte che attaccare Meloni e Marsilio”. Il riferimento esplicito è a Carlo Calenda e alla sua “incontinenza verbale” contro quelli che dovrebbero essere alleati.
Angelo Chiorazzo (candidato votato dall’assemblea regionale dem ma non gradito ai pentastellati) secondo gli ultimi rumors sarebbe pronto a fare un passo indietro a condizione che il nome scelto sia condiviso anche con lui. L’accordo potrebbe essere trovato su una figura civica.
