Vittimismo di Speranza: no alla Basilicata perché esausto dalle fatiche da ministro

L’ex ministro della Salute Roberto Speranza ha voluto chiarire la motivazione retrostante la sua decisione di non mettersi a disposizione del centrosinistra per la candidatura in Basilicata. Lo ha fatto con un post “strappalacrime” su Facebook: “Ho letto alcune ricostruzioni, a mio giudizio insensate, che partono però sempre da una rimozione di fondo che per me è inaccettabile: cosa ha significato e quali siano le conseguenze dell’essere stato ministro della salute durante la pandemia da Covid 19”. L’ex ministro si vittimizza: “chi in queste ore ha accostato il mio nome alla candidatura a Presidente della Regione Basilicata rimuove il carico di responsabilità che ho avuto sulle mie spalle negli oltre tre anni di mandato a cui ha fatto seguito anche una clamorosa inchiesta giudiziaria”.

“È stato un carico di lavoro inimmaginabile, 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, senza alcuna pausa con decisioni quotidiane che incidevano sulla vita quotidiana di milioni di italiani. Questa storia non può essere rimossa. E il lavoro incessante che ho fatto, dando tutto me stesso, non può essere sottovalutato”, ha aggiunto Speranza. “A chi parla di ‘generosità’ vorrei ricordare che il prezzo che io e i miei affetti più cari abbiamo pagato per l’impegno degli anni del Covid è stato altissimo e purtroppo non si è ancora esaurito”.

Poi, dopo aver spiegato che “mi pesa essere costretto a parlarne pubblicamente”, Speranza ha rivelato che “continuano incessanti le minacce di morte e gli insulti quotidiani da schegge della galassia no vax. Sono continue le istigazioni all’odio personale sui social e anche da parte di un pezzo limitato ma molto rumoroso del mondo editoriale. Questo clima, ulteriormente peggiorato da quando è stata annunciata la commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid, mi costringe ancora a vivere sotto scorta con tutto ciò che questo comporta per me e per i miei cari”. Un post che tenta di commuovere gli utenti ma che non trova riscontro nella realtà: la gestione della pandemia è risultata pessima, con le chiusure i contagi da Covid sono aumentati a dismisura e non c’è stato alcun provvedimento strutturale che abbia arginato il fenomeno permettendo ugualmente alle famiglie e alle imprese di lavorare, con l’inevitabile risultato del fallimento di migliaia di attività.

 

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