Usa, domani al voto.Trump contro babytrans e finte donne nello sport, Harris fan dei gay pride

Lo scontro tra Donald Trump e Kamala Harris avrà fine domani, 5 novembre, un giorno storico per gli Stati Uniti d’America e per tutto il mondo. Più di 160 milioni di americani saranno chiamati a votare il nuovo Presidente degli Stati Uniti. O meglio, dal voto dei cittadini Usa verranno fuori i 538 cosiddetti Grandi Elettori che decideranno il nome del nuovo presidente. Queste elezioni rappresentano un momento chiave per tutti i Paesi occidentali, con conseguenti ricadute economiche e geopolitiche. Il duello tra repubblicani e democratici riguarda anche le diverse considerazioni sul mondo lgbt. Da un lato Trump ha criticato certe politiche “inclusive” – sostenendo che gli uomini che “si sentono” donne non dovrebbero giocare nei tornei sportivi femminili e che l’accesso all’assistenza sanitaria a chi cambia sesso dovrebbe essere limitata – e si sta facendo sostenere (si parla di 75 milioni di dollari donati negli ultimi mesi) nella sua campagna elettorale da Elon Musk, che sui cosiddetti “baby transgender”, anche per esperienza personale («la transizione ha ucciso mio figlio», ha dichiarato) ha una netta posizione contraria. Dall’altro Kamala Harris è stata la prima vicepresidente Usa a partecipare al Pride; ed evidentemente non serve aggiungere altro. L’agenda gender subirebbe un duro colpo con una eventuale elezione di Kamala Harris i paladini dell’ideologia fluida.

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