Maduro verso la caduta: il Venezuela stretto nella morsa di accuse, assedio e tradimenti

Di Andrea Franchi

Il regime di Nicolás Maduro, nato dalle ceneri del chavismo e consolidatosi attraverso repressione interna, brogli elettorali e un controllo sempre più asfissiante delle istituzioni, non può essere considerato un governo legittimo. Le accuse internazionali che gravano sul leader venezuelano vanno ben oltre la cattiva gestione economica: narcotraffico, rapporti con il cosiddetto Cartello dei Soles, sospetti di terrorismo e perfino l’ombra di complicità nell’omicidio di Miguel Uribe Turbay in Colombia, dove non mancano le voci che segnalano legami oscuri con milizie paramilitari e contiguità con ambienti vicini al presidente Gustavo Petro.

In questo quadro, l’appello di Maduro alla difesa della sovranità nazionale appare privo di fondamento. Il diritto internazionale riconosce la legittimità della difesa di uno Stato, ma non può coprire né giustificare chi usa la sovranità come scudo per occultare traffici illeciti e consolidare un potere personale costruito sull’illegalità.

La mossa di Caracas di mobilitare 4,5 milioni di miliziani – contadini, operai e cittadini comuni armati – non ha alcun reale valore militare. Non ci sarà un’invasione americana, né marines sulle strade di Caracas. L’azione statunitense, come già chiarito, è mirata a colpire i centri nevralgici del narcotraffico e a fiaccare il sistema di potere che lo sostiene, con operazioni di carattere navale e aereo in grado di neutralizzare obiettivi precisi senza sacrificare vite dei propri soldati.

Al contrario, trascinare milioni di civili in uniforme improvvisata e armi leggere significa esporli a un pericolo mortale. Nessuna resistenza popolare potrà fermare la potenza di fuoco di unità navali avanzate come i cacciatorpediniere Aegis o gli aerei di pattugliamento e bombardamento di precisione. È, piuttosto, un atto disperato che tradisce la debolezza del regime.

Maduro farebbe meglio a considerare l’unica via d’uscita possibile: arrendersi prima che la sua stessa cerchia di potere lo tradisca. La taglia di 50 milioni di dollari sulla sua testa, la più alta mai messa nella storia, è un incentivo che pochi alleati potranno ignorare. Non basteranno arresti preventivi né purghe interne a fermare il sospetto: la paranoia è ormai la cifra del chavismo al tramonto. E se in passato nessuno con una taglia minore è mai riuscito a fuggire, difficilmente il leader bolivariano potrà sfuggire a un destino già segnato.

Il mito della rivoluzione si sgretola, sostituito da una realtà fatta di isolamento internazionale, accuse criminali e crescente sfiducia anche all’interno dei suoi stessi ranghi. Il Venezuela non difende la propria sovranità: è ostaggio di un uomo che la usa come scudo personale.

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