Mentre il Governo apre le porte all’immigrazione, nei centri accoglienza della Sicilia (soprattutto, ma anche in altre regioni) sta accadendo di tutto, in termini di violenze, ribellioni e incendi.
Pare che i migranti, tenuti ad un periodo di quarantena dopo l’arrivo nelle strutture preposte ad assisterli, fuggano e protestino con la chiara volontà di non rispettare le regole. Più volte, per scappare, i migranti hanno anche appiccato incendi, seminando terrore, mettendo a rischio la vita di tutti e, in particolare, degli agenti intervenuti per sedare le rivolte.
Ad Agrigento l’ultimo episodio: centro accoglienza in subbuglio, oggetti lanciati per strada e per concludere, in piena notte, gli immigrati hanno appiccato il fuoco. Un centro poco distante, solo qualche ora prima, si è trasformato in un vero e proprio campo di battaglia, cagionando il ricovero in ospedale di un ospite ferito gravemente con un coltello. E solo la settimana scorsa un poliziotto ha riportato un trauma cranico nel tentativo di fermare la fuga di una decina di migranti da una struttura di Siculiana.
La domanda è: sono questi i presupposti per spalancare le porte all’immigrazione?
CC
