Al centro delle polemiche politiche e dei dibattiti su come il Governo stia amministrando il nostro Paese, c’è sicuramente il Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina. In questo periodo di emergenza sanitaria le scuole sono in seria difficoltà: mancano i docenti, mancano i banchi, mancano ancora metodi efficaci per garantire la frequenza scolastica in sicurezza. Molti additano il ministro per la sua incapacità di gestire tutta una serie di situazioni, interrogandosi anche sulla sua formazione e sul suo bagaglio esperienziale.
Sappiamo che la Azzolina era una docente precaria in Liguria, entrata in ruolo a Biella. Diventò dirigente scolastico vincendo un concorso nel 2019, superando di poco la soglia per l’idoneità: 73 punti contro un minimo di ammissione di 71,7. 0 in informatica e 5 su 12 in inglese erano gli esiti della prova orale, ma divenne preside durante la sua carriera come deputata.
In seguito scoppiò uno scandalo su quel concorso: un riesame rivelò gravi anomalie negli elaborati. Il TAR del Lazio ordinò l’annullamento dell’esame e la pubblicità degli elaborati, ma proprio il Ministero dell’Istruzione si oppose. La decisione del TAR fu dunque sospesa e il tutto fu rinviato ad una udienza del 26 ottobre, ancora una volta ostacolata con il ricorso della Azzolina in persona.
Quale credibilità, dunque, pretende il nostro ministro? Come si può pretendere che faccia chiarezza nel mondo scolastico quando la trasparenza manca nel background del soggetto stesso amministrante l’istruzione? Lo stesso ex ministro Fioramonti si dice esterrefatto: “ne va della credibilità dello Stato”.
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