“La decisione del Governo Conte (peraltro delegittimato perché in carica per gli affari correnti e senza maggioranza parlamentare) di sospendere la vendita di armi all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi non è un atto pacifista e neutrale come si vuole far credere, ma è un favore alle politiche espansioniste dell’Iran ed un’azione contro gli interessi dell’Occidente”. Lo dichiara, in una nota, il Questore della Camera e membro della Commissione Affari Esteri Edmondo Cirielli (FdI).
“È notorio, infatti, che vi sia una forte ingerenza iraniana in Yemen, dove le Forze di opposizione godono dell’appoggio militare dell’Iran e certamente non comprano armi dall’Italia. L’Arabia Saudita, invece, è uno storico alleato della nostra Nazione e degli Usa ed ultimamente ha concluso anche un importante accordo con Israele (altro alleato strategico dell’Italia). E così, invece di supportare l’azione dell’Alleanza Atlantica, composta da nostri alleati e partner commerciali storici, si è stabilito di fare un favore all’Iran”, ha aggiunto.
Insomma, oltre a danneggiare l’economia italiana già provata dall’incapacità di gestione dell’epidemia provocata dal Covid-19, si è deciso di mettere a rischio gli interessi strategici dell’Occidente nella Penisola Arabica. “E’ veramente una scelta incredibile e soprattutto incomprensibile su cui il Governo dovrà fornire spiegazioni in Parlamento” ha concluso Cirielli.
Ad avvalorare la sua tesi, arriva adesso anche il ricorso della fabbrica di Bombe Rwm Italia Spa. “Siamo di fronte ad un provvedimento ‘ad aziendam’, che di fatto colpisce duramente solo Rwm Italia”, dice l’amministratore delegato, Fabio Sgarzi, dopo la notifica ricevuta da UAMA della revoca delle autorizzazioni all’esportazione di bombe d’aereo rilasciate tra il 2016 e il 2018.
La più grossa di queste licenze, la MAE 45560, siglata durante il governo Renzi, autorizzava la vendita a Riad di 20mila bombe aeree della serie MK del valore di oltre 411 milioni di euro. Bombe che poi sono state impiegate nella guerra in Yemen contro i civili. L’esecutivo di fatto ha attuato quanto disposto in una risoluzione del Parlamento italiano a fine dicembre, applicando per la prima volta la legge 185 del 1990, che vieta l’esportazione di armi verso Paesi “i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani”, oppure che si trovano “in stato di conflitto armato”. Con la revoca delle autorizzazioni è stata bloccata una fornitura di almeno 12700 bombe già autorizzate, del valore di circa 290 milioni.
