Sulle restrizioni che saranno messe in campo in Italia, non sappiamo ancora con certezza quale sarà la linea seguita da Mario Draghi. Aperturista o rigorista? Se lo chiedono in tanti, anche tra i partiti che lo sostengono in Parlamento. Le prime indicazioni Draghi potrebbe darle mercoledì al Senato, in occasione del discorso programmatico e del voto di fiducia. Ma un primo segnale sembra essere già arrivato con la decisione – condivisa dal presidente del Consiglio – di rinviare l’apertura degli impianti sciistici.
Finora, però, non c’è alcuna certezza. Solo qualche retroscena e qualche anticipazione di ciò che Draghi potrebbe fare. Secondo alcuni la linea del nuovo presidente del Consiglio potrebbe essere meno aperturista di quel che in molti si aspettavano. Le poche cose che ha detto riguardano alcune priorità: una è riaprire le scuole, l’altra è accelerare sui vaccini. E in entrambi casi l’obiettivo sembra raggiungibile anche sacrificando e chiudendo altre attività. C’è un’altra ipotesi che circola in questi giorni, con una linea meno ferrea: non un lockdown generalizzato, ma più zone rosse locali, anche provinciali, dove la diffusione del virus e delle varianti è maggiore.
Una delle ipotesi che prende maggiormente campo è quella che Draghi segua una linea simile a quella tedesca. Il presidente del Consiglio potrebbe quindi prendere esempio dalla Germania della cancelliera Angela Merkel, con cui ha spesso avuto un rapporto diretto. D’altronde è difficile pensare che Draghi segua una linea completamente differente dagli altri Paesi europei, che ricorrono a misure anti-contagio più rigide di quelle italiane in questo periodo. In Germania Merkel si è presentata in Parlamento per fare un mea culpa, ammettendo che sarebbe servita una linea più rigida sin da prima. Alla fine Merkel si è imposta sui Land, meno rigoristi, troppo tardi e la seconda ondata è stata catastrofica per la Germania. Lo stesso Draghi, dice qualcuno, potrebbe seguire l’esempio della Merkel proprio nell’imporre alle Regioni di adeguarsi alle sue decisioni, adottando misure più rigide.
La Germania è in lockdown da circa due mesi, da metà dicembre. Un lockdown meno rigido di quello visto in Italia in primavera, ma che ha portato a un calo dei contagi, ora inferiori ai 10mila giornalieri. La chiusura generalizzata è stata estesa, per il momento, fino al 7 marzo, ma non è esclusa un’ulteriore proroga. In Germania attualmente sono chiusi i negozi, i bar, i ristoranti (ma è possibile l’asporto), i centri benessere e i parrucchieri, oltre a tutti i servizi non essenziali. Il primo marzo, però, riapriranno i parrucchieri.
Gli spostamenti sono consentiti ma solo in alcuni casi, come una passeggiata o per andare al lavoro, anche perché lo smart working è applicato solo parzialmente (non è obbligatorio). È possibile uscire anche per incontrare una persona al di fuori del proprio nucleo di familiari/conviventi. Non si possono indossare le mascherine fatte in case e le scuole sono chiuse. Potrebbero riaprire da marzo, almeno in alcune Regioni. Anche in Germania, infatti, la frammentazione regionale è alta: molte fanno in autonomia e hanno misure più o meno restrittive. Infine la Germania ha anche chiuso, proprio in questi giorni, i suoi confini con la Repubblica Ceca e la regione austriaca del Tirolo.
