Alessandro Di Battista, dopo aver lasciato il partito pentastellato, è tornato a parlare: “Se fossi ancora un parlamentare, chiederei immediatamente al neo-ministro alla Transizione ecologica Roberto Cingolani di venire in Aula e spiegare nel dettaglio al Parlamento, quindi alla Nazione, il finanziamento di 3,5 milioni di euro elargito dall’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit), all’epoca diretto dallo stesso Cingolani, al laboratorio di nanotecnologie di Lecce diretto dalla sua ex-moglie“.
“Credo sia un dovere di un ministro della Repubblica – ha proseguito Di Battista – dissipare qualsiasi dubbio sulla sua condotta passata e su possibili conflitti di interesse. D’altro canto una sana opposizione ad un governo di tutti è utile alla stessa democrazia. Anche i tecnici hanno il dovere di rispondere alla pubblica opinione”.
La vicenda a cui si riferisce Di Battista è stata ricostruita oggi da Il Fatto Quotidiano: nel 2006 Cingolani trasferì 3,5 milioni di euro dai fondi dell’Istituto italiano di tecnologia (Iit), di cui era direttore dal 2004, al Laboratorio nazionale di nanotecnologie di Lecce diretto dalla moglie Rosaria Rinaldi (ad oggi ex moglie) e da lui stesso fino al 2004.
Il passaggio dei soldi è stato possibile grazie al doppio ruolo di Cingolani: da una parte era direttore Iit nominato da Giulio Tremonti e, fino al 2006, era anche responsabile della fase di accorpamento dell’Istituto nazionale di fisica della materia (Infm) dentro il Cnr su nomina dell’allora presidente Cnr Fabio Pistella.
Era stato Cingolani a fondare il Laboratorio nazionale di Nanotecnologie di Lecce nel 2001, quando ricopriva la carica di vicedirettore Infm. Lo ha diretto fino al 2004, anno in cui Cingolani si sposta ad Iit e la moglie Rinaldi diventa responsabile dello stesso laboratorio a cui vengono dati 3,5 milioni di euro.
