Tanto si parla di donne nel PD in questi giorni, dopo la loro esclusione dai ruoli di Governo e le accuse di maschilismo a Nicola Zingaretti. E adesso ecco un’altra storia, che ha per protagonista Cristina Lodi, fino a qualche ora fa era la capogruppo consiliare al Comune. I suoi l’hanno defenestrata per colpa grave. Anzi gravissima: aver equiparato anagrafe antifascista e anticomunista.
La Lodi aveva persino chiesto scusa. Oggettivamente è impossibile che ad una dirigente del Pd, per altro di Genova, possa saltare in mente di equiparare fascismo e comunismo. Piuttosto si suicida. Persino un bambino avrebbe capito che l’abbaglio era solo frutto di un errore. Ha cercato di farlo capire, ma senza esito. Prima le hanno intimato di dimettersi, ma quando hanno visto che non l’avrebbe fatto hanno pensato di ricorrere all’inappellabilità dei numeri. Votazione immediata ed esito scontato: 4 a 1. La Lodi fuori, sostituita da un nuovo capogruppo. «È evidente – ha commentato lei – che si è sviluppata una operazione di potere ed evidentemente non si aspettava altro che un mio errore per rimuovermi dall’incarico». E questo sarebbe il Pd delle donne. A proposito, ma Zingaretti lo avrà saputo?
