Ospite da Bianca Berlinguer, Nicola Zingaretti fa un passo indietro sulla presenza femminile ai vertici PD. Mancando ancora le caselle dei viceministri e dei sottosegretari per tirare le somme definitive del mosaico di governo, sarà lì che adesso può liberarsi dalle accuse di maschilismo delle stesse donne dem. Lì, nel sottogoverno, vedrete, ci sarà una forte presenza femminile, dice il segretario del Pd.
Parole che hanno il sapore della pacca sulle spalle consolatoria alle donne del partito e della richiesta di risarcimento (con il cappello in mano) al super premier dei miracoli. Che finora si è mostrato più attento a non deludere le componenti interne ai partiti che lo sostengono (dimenticando clamorosamente le quote rose) che a imprimere un nuovo passo al paese attuando nei fatti la tanto declamata discontinuità.
Non è facile per Zinga uscire dall’impasse dopo aver assicurato solo pochi giorni fa di aver proposto a Draghi il rispetto di una degna rappresentanza rosa. “Abbiamo suggerito dei criteri per la squadra”, aveva annunciato gongolante. “Qualità, pluralismo politico, differenza di genere”. Peccato che l’ex governatore della Bce non lo abbia ascoltato. Ora è costretto a rilanciare. A chiedere ai maschietti dem un passo indietro. O di lato. Una vice donna? “Sono favorevole”, dice il governatore del Lazio.
“Certamente la delegazione del Pd in questa compagine governativa dovrà essere segnata da una forte presenza femminile. Non per ripagare, ma perché la politica o è segnata dalla cultura della presenza delle donne o è più povera”. Per la serie mi sono fatto fregare al primo giro ma al secondo ne vedrete delle belle. “Bisogna aprire una discussione con coraggio per far fare a tutti un passo in avanti. Io su questo sono molto determinato. La polvere non va messa sotto il tappeto. Parlo agli uomini del Pd: quanto accaduto è grave e non deve più accadere“.
