La democrazia della paura e il fascismo della matematica

Non sono un negazionista della pericolosità del virus Sars-Covid 19, né mi prenderò mai la briga di consigliare di non fare il vaccino. Il covid è pericoloso e la decisione di non fare il vaccino deve essere personale e spinta da motivazioni di gran lunga maggiori rispetto a quello che potrebbe essere la tutela della propria salute o dei propri cari.

Le dispute maggiori che però si affacciano sui organi di informazione e che si discutono negli incontri politici, riguardano sia le tipologie di interventi sanitari e le cure da applicare sia i dati statistici a suffragio delle posizioni e disposizioni restrittive le libertà fondamentali dei cittadini. Non posso non notare come l’informazione si sforzi di mostrare quanto questo virus sia pericoloso anche oltre una normale adiacenza dei dati alle reali situazioni e conseguenze della pandemia. Mi è capitato infatti un grafico riportato dal sito EuroMoMo (organo accentrato dei dati statistici) che avrebbe la prerogativa di mostrare la pericolosità del covid. Di seguito il grafico:

Il grafico mostra l’impennata dei decessi per covid confrontato con il numero di morti nel periodo di riferimento. Guardando il grafico sale la paura, staremo tutti in guardia e giustificheremo ogni decisione mirante a limitare i cittadini per contemporaneamente limitare il decorso del virus.

Ma compare una strana situazione che farebbe scattare la scintilla a chi mastica un minimo di statistica. È infatti una costruzione artificiosa. Nel grafico è stato comparato un trend pluriennale di 5 anni “smussato” dai picchi che ogni annualità poteva avere (che hanno fatto scattare altri allarmi in quei periodi), destagionalizzati e raffrontati con una serie annuale di decessi (anno 2020) che, si sono morti per covid, ma sopratutto per la scarsa conoscenza delle procedure sanitarie di gestione (e non menziono le patologie pregresse dei deceduti). Infatti il picco di morti della seconda ondata in valore assoluto è inferiore. Nella terza ondata, con tutte le varianti, forse anche meno. Già questo indicherebbe che le morti per covid si sono ridotte perché lo si sta conoscendo meglio ed i protocolli sanitari sono stati perfezionati con relativo miglioramento del tasso di mortalità.

Perché allora questa rappresentazione grafica? Perché non si è confrontato ogni singolo anno con i relativi picchi di mortalità avuti, tanto per fare esempi, nel 2015 o per l’influenza del 2016/2017?

Non vogliamo dire che il virus non sia mortale, solo che, così com’è presentato, con un certo finalismo nella costruzione, il grafico pare fatto apposta per incutere timore e panico con un fine preciso poiché non tiene conto delle vere cause dei picchi (procedure sanitarie?) e del decremento rilevato nelle ondate successive. Ma non dico che il leit motiv sia negativo o in malafede. Da un certo punto di vista laterale (molto laterale) lo posso anche capire perché diffondere paura è l’unico modo per imporre alle masse dei tempi contemporanei, obblighi e vincoli che altrimenti non accetterebbero mai. Ma mi chiedo: questi vincoli sono davvero migliorativi delle condizioni cittadine? Stanno portando benefici sanitari sacrificando sull’altare della salute pubblica tutte le altre libertà e la stessa economia? Allo stesso tempo, usare quegli stessi grafici per gestire la pandemia è il modo migliore per venirne fuori? La situazione attuale dice tutt’altro.

Ne sanno qualcosa i cittadini che sono obbligati a subire la gestione sanitaria delle restrizioni dovute al virus. Non solo stanno rinviando le analisi ed alcuni accertamenti, ma le lunghezze dei tempi a volte aggravano le stesse patologie accentuando situazioni più che di covid vero e proprio. Ma solo nel pubblico perché, nel privato, alcuni interventi bloccati nel pubblico, si continuano ad attuare. Forse il covid non ha i soldi per entrare nelle cliniche private? Non lo sapremo mai.

Ricorriamo però nuovamente alla matematica (il migliore fascismo che possa esserci dato che i risultati non ammettono opposizioni) per capire che tipo di dati meriterebbero di essere almeno affiancati a quelli che incutono timore.

I dati sono presi dall’Istituto Superiore di Sanità

L’età media dei pazienti deceduti e positivi a SARS-CoV-2 è 81 anni (mediana 83, range 0-109, Range InterQuartile – IQR 75-88). Le donne decedute dopo aver contratto infezione da SARS-CoV- 2 hanno un’età più alta rispetto agli uomini (età mediane: donne 86 anni – uomini 80 anni).

Questi dati, che fanno parte di una raccolta statistica oggettiva dettagliata e che non ammette opposizione democratica rivelano che gli interventi macrodiffusi potrebbero invece essere selettivi e salvaguardare, oltre alla salute dei soggetti più deboli, anche le categorie sociali ed economiche per la tutela anche dell’economia e non solo della salute pubblica.

Con questo non vogliamo smentire o dire che la pandemia non sia mortale o pericolosa, ma solo che una gestione più mirata ed accurata potrebbe evitare non solo la diffusione del virus ma anche la diffusione della povertà e di situazioni critiche che rischiano di danneggiare l’economia oltre misura.

 

Editoriale di Massimiliano DE NOIA

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