La mostra sanremese

La kermesse sanremese appena conclusasi è stata una mostra di una bruttezza ripugnante. Ma il termine mostra va inteso non nel senso di disposizione di opere artistiche per pubblica esposizione. No! In tal caso potrebbe trovare il relativo accoglimento da coloro i quali hanno apprezzato le peculiari e stravaganti performance. Il termine mostra lo intendiamo quale femminile di mostro! Eh si, perché non c’è modo diverso di catalogare, non solo le irriverenti aberrazioni blasfeme di tanti personaggi in cerca di celebrità, ma anche i silenzi, le omissioni, i mancati controlli che più di qualcuno avrebbe dovuto fare e che, o non ha fatto o se lo ha fatto, lo ha eseguito facendo prevalere una certa malafede. Sulle qualità dei soggetti che si sono presentati sul palco usiamo le parole del grande Edoardo De Filippo che già qualche anno fa, classificò in quattro gruppi i militanti del mondo dello spettacolo: artisti, attori, comici e facce toste. Di artisti ne abbiamo visti pochi. Delle altre categorie invece ci siamo riempiti il cervello.

Si assapora però oramai da anni in quello spettacolo, un retrogusto di maleficamente irrispettoso del senso religioso occidentale. Che si sia credenti o no, penso che questo retrogusto dia fastidio a tutte le persone di buon senso.

Una volontà distruttrice di strutture valoriali religiose secolari, un “artistico” mini 11 settembre ricorrente che serve a rompere e corrompere il sentire religioso cristiano occidentale. Sul palco sanremese si è rappresentata la migliore (peggiore) manifestazione artistica delle volgarità nei confronti della fede cristiana che ha marcato storia e valori della nostra società volendo instradare il tutto verso caos e disordine in cui ci sguazzano simili personaggi.

Abbiamo apprezzato le parole di Mons. Suetta per classificare quella che oramai è diventata la spiaggia libica televisiva dove si cerca di tagliare la gola al cristianesimo europeo e lasciamo spazio al suo intervento:

A seguito di tante segnalazioni di giusto sdegno e di proteste riguardo alle ricorrenti occasioni di mancanza di rispetto, di derisione e di manifestazioni blasfeme nei confronti della fede cristiana, della Chiesa cattolica e dei credenti, esibite in forme volgari e offensive nel corso della 71 edizione del Festival della Canzone Italiana a Sanremo, sento il dovere di condividere pubblicamente una parola di riprovazione e di dispiacere per quanto accaduto.
Il mio intervento, a questo punto doveroso, è per confortare la fede “dei piccoli”, per dare voce a tutte le persone credenti e non credenti offese da simili insulsaggini e volgarità, per sostenere il coraggio di chi con dignità non si accoda alla deriva dilagante, per esortare al dovere di giusta riparazione per le offese rivolte a Nostro Signore, alla Beata Vergine Maria e ai santi, ripetutamente perpetrate mediante un servizio pubblico e nel sacro tempo di Quaresima.
Un motto originariamente pagano, poi recepito nella tradizione cristiana, ricorda opportunamente che “quos Deus perdere vult, dementat prius”.
Quanto al premio “Città di Sanremo”, attribuito ad un personaggio, che porta nel nome un duplice prezioso riferimento alla devozione mariana della sua terra d’origine, trovo che non rappresenti gran parte di cittadinanza legata alla fede e dico semplicemente “non in mio nome”.

Silenzio!

 

Editoriale di Massimiliano DE NOIA

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