Inps, col blocco dei licenziamenti cessazioni in calo del 20%

Lo scorso anno le assunzioni nel settore privato hanno registrato una “forte contrazione” rispetto al 2019. Lo rileva l’osservatorio sul precariato dell’Inps, sottolineando che le assunzioni attivate dai datori di lavoro privati nel 2020 sono state 5.028.000. Il calo è stato del 31% ed è stato causato dagli effetti dell’emergenza sanitaria da Covid-19. Per effetto del blocco dei licenziamenti le cessazioni di rapporti di lavoro sono diminuite del 20%. Le cessazioni sono state in complesso 5.688.000. Inoltre, tra il primo aprile 2020 e lo scorso 28 febbraio il numero totale di ore di cassa integrazione per emergenza sanitaria autorizzate è risultato pari a 4,396 miliardi. Di queste 1,980 mld sono ore di Cig ordinaria; 1,501 mld per l’assegno ordinario dei fondi di solidarietà e 914,2 milioni di Cig in deroga.

La contrazione delle assunzioni, spiega l’istituto di previdenza, è stata particolarmente negativa ad aprile (-83%) e poi si è progressivamente attenuata in corrispondenza dell’allentamento delle misure restrittive nei mesi estivi, scendendo sotto il 20% fino ad ottobre, per poi risalire contestualmente alla terza ondata della pandemia che ha richiesto l’adozione di nuove misure restrittive tanto che a novembre si è registrata una flessione del 25% e a dicembre (ma è un dato provvisorio) del 42%.

Il calo ha riguardato tutte le tipologie contrattuali, risultando però più accentuato per le assunzioni con contratti di lavoro a termine. Dati gli effetti diffusi e trasversali, la flessione ha riguardato nei primi due trimestri le assunzioni per tutte le classi dimensionali e per tutte le tipologie orarie.

Nel terzo trimestre l’Inps rileva, rispetto allo stesso periodo del 2019, una crescita delle assunzioni stagionali in tutte le classi dimensionali e in tutte le tipologie orarie (effetto del ritardo provocato dalle mancate assunzioni nel secondo trimestre) e delle assunzioni con contratto intermittente nelle piccole imprese. Nel quarto trimestre la flessione risulta di nuovo generalizzata a tutte le classi dimensionali e tipologie orarie.

Le trasformazioni da tempo determinato nel 2020 sono risultate 553mila, anch’esse in flessione rispetto allo stesso periodo del 2019 (-22%). Nel mese dicembre si è registrata una significativa inversione di tendenza con forte incremento, pari all’82% rispetto a dicembre 2019, evidentemente trainato dalle agevolazioni predisposte dal decreto agosto e in scadenza a fine anno. Le conferme di rapporti di apprendistato giunti alla conclusione del periodo formativo risultano essere aumentate del +9% nel 2020 rispetto al 2019.

Lo scorso anno per effetto del blocco dei licenziamenti le cessazioni di rapporti di lavoro sono diminuite del 20%. Le cessazioni sono state in complesso 5.688.000.

La diminuzione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, sottolinea l’istituto di previdenza, è stata particolarmente accentuata per i contratti a tempo indeterminato e di apprendistato nel periodo marzo-dicembre 2020 (pari rispettivamente a -29% e -31%). A questo scopo è stata determinante l’introduzione il 17 marzo (decreto Cura Italia), ribadita con la successiva riconferma del 19 maggio (decreto rilancio), del divieto di licenziamento per ragioni economiche.

Questo blocco è stato riconfermato anche dal decreto agosto pur con la previsione di eccezioni (in particolare viene consentito il licenziamento in caso di cessazione dell’azienda). Allo stato attuale ulteriori proroghe ne hanno rinviato lo sblocco al 30 giugno 2021. La contrazione dei licenziamenti economici relativi a rapporti di lavoro a tempo indeterminato è stata, rispetto al corrispondente trimestre dell’anno precedente, pari al -70% nel secondo trimestre, al -59% nel terzo trimestre e pari al -61% nel quarto trimestre.

In valori assoluti i licenziamenti economici relativi a rapporti di lavoro a tempo indeterminato sono passati da circa 500mila nel 2019 a meno di 250mila nel 2020. Nel contempo, i licenziamenti disciplinari, che nel corso del secondo trimestre erano diminuiti (-31%), nel terzo e quarto trimestre sono aumentati rispettivamente del +32% e del +17%. Su base annua i licenziamenti disciplinari (sempre relativamente ai contratti a tempo indeterminato) sono leggermente aumentati passando da circa 80mila a 85mila.

Infine a dicembre il saldo annualizzato dei posti di lavoro, cioè la differenza tra i flussi di assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi, attesta una perdita rispetto al medesimo momento dell’anno precedente pari a 660mila unità. Il risultato finale del 2020 è l’esito di un risultato positivo per i rapporti a tempo indeterminato (+259mila, dato di nuovo in crescita a dicembre per effetto del consistente volume di trasformazioni) e di un risultato nettamente negativo (-919mila, dato di nuovo in peggioramento a dicembre) per l’insieme delle restanti tipologie contrattuali, tra le quali si distingue l’intensa contrazione dei rapporti di lavoro a termine (-493mila). Il saldo annualizzato, in progressiva flessione già nel corso della seconda metà del 2019, è diventato negativo a febbraio dello scorso anno (-27mila) ed è peggiorato a causa della caduta dell’attività produttiva conseguente all’emergenza sanitaria a marzo (-283mila) e ancor di più ad aprile (-623mila). La dinamica negativa è proseguita, seppur con un ritmo in progressivo rallentamento, raggiungendo il valore massimo a giugno (-812mila). A luglio si è avviata un’inversione di tendenza (-758mila) proseguita lentamente fino a fine anno.

 

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