L’accordo sulla Brexit entra definitivamente in vigore, via al libero scambio col Regno Unito

Con l’approvazione, ieri, da parte del Parlamento europeo, l’accordo col Regno Unito sulla Brexit entra definitivamente in vigore, dopo il voto scontato del Consiglio previsto per domani. Si conclude così un passaggio indispensabile, considerato che il Trade and cooperation agreement è già provvisoriamente in vigore dal 1° gennaio ed è la prima volta che un’intesa di tale portata viene applicata, dal settore pubblico e privato, senza aver completato l’iter normativo necessario. La soluzione di prevedere un’efficacia anticipata rispetto all’ok parlamentare si è resa necessaria per evitare il vuoto normativo (no deal) che si sarebbe automaticamente creato dal 1° gennaio 2021. Ma se l’approvazione era scontata, numerosi sono gli interrogativi e i temi sollevati dall’Europarlamento, con la risoluzione 28 aprile n. 2021/2658(RSP).

L’emiciclo europeo, senza mezzi termini, definisce la Brexit un «errore storico» e ricorda che, in quanto paese terzo rispetto all’Ue, il Regno Unito non può godere degli stessi vantaggi che spettano a uno stato membro dell’unione doganale. Rimarca, inoltre, che l’uscita dal mercato unico produce effetti sfavorevoli soprattutto per l’economia Uk, sia perché basata essenzialmente sui servizi sia per l’assenza del riconoscimento automatico delle qualifiche professionali, e dunque con la prospettiva, per i prestatori di servizi del Regno Unito, di dover far fronte a 27 diversi ordinamenti giuridici, con un sensibile aumento della burocrazia.

Il Parlamento prende anche posizione nel richiamare il Regno Unito al rispetto delle regole stabilite dall’Accordo, già violate sul versante Uk, a causa della scelta di Londra di prorogare il periodo di tolleranza, in cui le esportazioni dalla Gran Bretagna verso l’Irlanda del Nord sono esentate dall’obbligo di dichiarazioni doganali. Poiché l’Irlanda del Nord continua a essere parte del mercato unico europeo, la sospensione dei controlli rappresenta una grave minaccia per l’integrità del mercato unico europeo, per cui l’assemble Ue ribadisce a Londra che tutte le decisioni di questo tenore devono essere concordate di comune accordo con l’Unione. Sul punto, va ricordato che la Commissione europea ha già avviato la procedura di infrazione nei confronti del Regno Unito, il 15 marzo scorso. L’ipotesi di contrasti con Londra viene presa in concreta considerazione: la risoluzione chiede alla Commissione Ue un costante coinvolgimento del Parlamento, non solo nei vari organismi previsti dall’Accordo con il Regno Unito, ma addirittura nella selezione degli arbitri che saranno chiamati in futuro a gestire controversie Ue-Uk.

Il Parlamento sottolinea la portata senza precedenti dell’accordo per quanto riguarda gli scambi di beni, in quanto è stato raggiunto l’obiettivo di contingenti zero e tariffe zero, nel quadro di adeguate norme di origine, salvaguardando gli interessi dei produttori Ue, anche attraverso il cumulo bilaterale, l’autocertificazione di origine da parte degli esportatori, nonché il periodo di esenzione di 12 mesi per parte della documentazione. Proprio sui prodotti europei, la risoluzione ricorda che l’esistente serie di indicazioni geografiche (IG) è stata protetta nell’ambito dell’accordo di recesso, ma si rammarica che non sia stato possibile trovare alcun accordo sulle future IG, in contrasto con gli impegni assunti nella dichiarazione politica.

Tra i temi più delicati, vi è l’esortazione all’Ue a prestare attenzione alla conformità dei controlli doganali effettuati prima dell’ingresso delle merci nel mercato interno (in provenienza dal Regno Unito o da altri paesi terzi attraverso Uk), anche allo scopo di garantire la conformità delle merci alle norme europee. A tal fine, l’emiciclo chiede maggiori investimenti nelle strutture per i controlli doganali e sulla presenza operativa Ue nell’Irlanda del Nord.

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