Covid, dati positivi sbugiardano i virologi catastrofisti che non volevano le riaperture

Hanno fatto flop tutti i virologi che erano contrari alle riaperture. Gli apocalittici del Covid, da Crisanti a Galli e Pregliasco, preannunciavano stragi e morti.

«Fondazione Kessler: con le riaperture del 26 aprile, avremo tra 300 e 1.300 morti al giorno. Andrea Crisanti: le vittime saranno 500-600 al giorno, spireranno «in condizioni di asfissia, una morte orribile». Massimo Galli: «Rischio calcolato? Calcolato male». Fabrizio Pregliasco: «Ci sarà un prezzo da pagare di cui tenere conto, un rigurgito in salita del numero dei casi». Il Fatto Quotidiano: «Come l’Italia ha già fatto Madrid: ora è quarta ondata». «Ora» era il 18 aprile. Oggi, l’incidenza a sette giorni nella capitale spagnola è scesa del 39%, quella a 14 giorni è crollata del 55%». Un triste elenco, quello delle drammatiche profezie, lanciate come anatemi all’epoca del precedente decreto sulle riaperture. Giorni in cui c’è stato addirittura chi, sui social, è arrivato a definire il premier Draghi, «il nostro Bolsonaro». Giorni che hanno innescato un timer ideale che, guarda caso, alla sua scadenza si è rivelato inattendibile. Insomma, la strage preconizzata, per fortuna, non c’è stata. Anzi, la curva dei contagi e dei decessi continua a decrescere. Così come tendono ad abbassarsi i valori dei ricoveri, sia nei reparti ordinari, che in quelli destinati alla rianimazione.

Eppure, fino a poco fa, sull’onda della minaccia di sparire dalla tv e di privare utenti e telespettatori delle sue argomentazioni, il professor Galli borbottava contro l’allentamento delle misure restrittive, propedeutiche a prossime riaperture. Dimostrando infondatezza e, forse, un pizzico di esagerazione, delle sue discettazioni sul tema. Smentite, quelle del professore del Sacco di Milano, come quelle del coordinatore del Cts e presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, che inorridì – giustamente per carità – alle immagini dei festeggiamenti milanesi per lo scudetto dell’Inter, ma che poi, alla fine dei conti, non hanno fatto i danni preconizzati dagli esperti. Nonostante proprio Locatelli avesse commentato lo scempio di piazza Duomo, asserendo: «Non possiamo permetterci queste immagini. Cantare per lungo tempo diventa un elemento di rischio»…

E che dire dell’ecatombe profetizzata dal professor Crisanti? Il direttore di Microbiologia e virologia dell’università di Padova, già il 23 aprile era molto chiaro sulle riaperture. E dialogando con l’Adnkronos, sosteneva: «Aumenteranno i morti, possono arrivare anche a 500- 600 al giorno». Assicurando che, dal successivo lunedì, non sarebbe «più andato al ristorante». E concludendo che: «Le zone gialle certamente torneranno arancioni o rosse. Basta guardare la Sardegna che da bianca è diventata rossa. E non facciamoci illusioni sull’aiuto del clima: il Brasile ha una temperatura media di 26 gradi. E l’anno scorso Israele è andato in lockdown a metà agosto, quindi…».

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