Assurdo attacco dei francesi a Nazionale italiana: “Razzisti, neanche un calciatore di colore”

A quanto pare i francesi non hanno ancora digerito la batosta dell’Eurovision con la vittoria dei Maneskin. L’accusa adesso è che nella rosa dei 26 convocati dal tecnico Mancini non c’è neanche un calciatore di colore. Uno scandalo per i tifosi d’Oltralpe, che su Twitter hanno accusato gli Azzurri e tutto lo staff tecnico di essere razzisti con toni fuori da ogni logica.

Su Twitter diversi utenti francesi hanno scatenato una polemica che definire assurda sarebbe eufemistico. «Nessuno vi sosterrà, banda di razzisti», scrive un utente. «Provate a dire che questo paese (l’Italia, ndr) non è razzista», cinguetta un altro. E ancora: «Schiaffo razzista». Un odio social surreale che i tifosi d’Oltralpe hanno riversato sulla nostra Nazionale e i suoi sostenitori accusando su Twitter, sull’account internazionale francese gli Azzurri e tutto lo staff tecnico di essere razzisti con toni fuori da ogni senso e misura, attaccando una foto semplice dove i calciatori e lo staff della nostra nazionale vestono con un completo di Armani. Tutta la squadra si presenta con il logo della FIGC e come riportato dalla stessa casa di moda italiana “offre un’idea di formalità morbida e confortevole, di praticità elegante pensata per corpi in continuo movimento”. Probabilmente uno stile e classe italiana che disturba i commentatori social d’oltralpe, ossessionati dalla continua ricerca del pretesto per cercare di danneggiare l’immagine italiana nel mondo.

Un politicamente corretto francese volto solo a screditare l’ iconografia rappresentativa della Nazionale italiana. Piccata la risposta del giornalista Fabrizio Biasin sempre attraverso il suo profilo Twitter: «I francesi ci attaccano perché i convocati di Mancini per gli Europei sono tutti bianchi: “Razzisti!”. Appena si accorgono che non c’è neanche una donna è la fine». C’è un cortocircuito mediatico che ancora una volta erge la bandiera del politicamente corretto nello scontro tra tifoserie che nulla hanno a che vedere con il vero senso dello sport. Sembra che la deriva del politically correct diventi sempre più spesso uno spunto per scontri tra ideologie, per attaccare, quando il suo ruolo dovrebbe essere proprio il contrario. Ne arriva un messaggio completamente distonico e non corretto: le battaglie per i diritti diventano pretesti per insulti e scontri virtuali.

Ci si dovrebbe indignare se un giocatore venisse scelto non per il merito ma per il colore della pelle. Sarebbe una sconfitta per tutto lo sport e per le persone che ci credono. Tutti, senza nessuna differenza, devono aver la possibilità di partecipare ed emergere per la loro bravura e capacità. Lo sport è salute, vita, da sempre riunisce tutti gli atleti e dovrebbe rimanere tale nel pieno rispetto delle regole del gioco e del giusto confronto tra tifoserie sul campo. Se i francesi hanno tempo da perdere per parlare, scrivere e attaccare gli Azzurri, la risposta migliore sarà data proprio sul terreno di gioco dove cercheranno di dimostrare con i fatti le vere capacità sportive in attesa dell’esordio venerdì 11 contro la Turchia.

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