Location delle grandi occasioni e leader schierati per la presentazione ufficiale dei candidati del centrodestra a Roma. Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani si sono ritrovati al Tempio di Adriano per la prima uscita pubblica dell’avvocato amministrativista Enrico Michetti e del magistrato Simonetta Matone, che compongono il ticket civico di elevatissima competenza messo in campo per la Capitale. Assente giustificato Silvio Berlusconi, ancora convalescente.
«Sono fiera di questa scelta che abbiamo fatto. Abbiamo tre mesi di tempo per farli conoscere a tutti i romani. Sono pronta a portarli in tutti i quartieri per un porta a porta…», ha detto Giorgia Meloni, rimarcando che «abbiamo scelto due candidati civici perché volevamo ampliare, allargare i confini del centrodestra». «Abbiamo scelto i nomi migliori, più competitivi», ha sottolineato ancora la leader di FdI, ricordando che «Michetti e Matone sono molto competenti, tecnici e, soprattutto, sanno parlare alla gente». «Sia chiaro – ha sottolineato – che siamo qui per vincere».
«Oggi la capitale è derisa dal resto d’Europa», ha dovuto constatare Meloni, mentre ora «possiamo raccontare ai romani l’inizio di una straordinaria avventura». Quindi, ricordando che «continuiamo a governare Roma con risorse inadeguate e senza poteri necessari», la leader di FdI ha chiarito che «la scelta coraggiosa che abbiamo fatto noi è stata quella di non mettere in campo un candidato ma un sindaco, una persona che quando dovesse arrivare in Campidoglio saprebbe esattamente dove mettere le mani. Non basta vincere una campagna elettorale se poi, come ha fatto Virginia Raggi, per tre anni fai il tirocinio da sindaco».
Meloni quindi ha messo a confronto il curriculum di Michetti con quelli di Virginia Raggi e del candidato Pd, Roberto Gualtieri, sottolineando che la prima è un avvocato, ex consigliera comunale e che il secondo è il ministro dell’Economia che ha sprecato soldi per i banchi a rotelle e per i monopattini. «Credo – ha quindi sottolineato Meloni – che Michetti sia il miglior candidato in campo. E un certo fuoco di fila messo in piedi da certa stampa prima della sua candidatura, da parte dei nostri avversari, tradisce un nervosismo, evidentemente sanno bene di chi stanno parlando». (Secolo d’Italia)
