Il Green pass entrerà in vigore tra poche ore e i ristoratori sono furiosi. E’ un “ricatto del governo”, dicono da settimane. Bar e ristoranti, da un anno e mezzo i più vessati dalle rigide regole anti-covid, rischiano il collasso economico.
Il certificato verde sarà obbligatorio nei bar e nei ristoranti al chiuso. Ma non all’aperto. Obbligatorio per prendere un caffè seduto al chiuso, ma non se ti siedi fuori. Insomma caos.
Al vertice della cabina di regia si parlerà anche di scuole. Altro capitolo drammatico. L’idea prevalente è quella di rendere obbligatorio il green pass (è non il siero) per docenti e personale. Buio fitto invece per gli studenti.
Ottenere la carta verde teoricamente non è difficile. Più complicato nel Lazio, vittima di un formidabile attacco hacker che ha mandato in tilt la piattaforma digitale. Se Draghi non decide per un passo indietro da domani il foglio verde diventa un salvavita. Sarò obbligatorio per andare al ristorante e al bar al chiuso. Per teatri, piscine, musei, sagre, concerti, eventi sportivi, congressi e fiere. I ristoratori sono al collasso. Prevedono perdite altissime e non hanno intenzione di fare i poliziotti all’entrata dei locali. Dovrebbero pretendere di controllare il certificato verde dei clienti. Se le regole non cambiano rischiano di pagare 1000 euro di multa se fanno entrare un cliente non autorizzato.
Mio Italia non molla. Dopo le manifestazioni di piazza, a Roma e in altre città, il Movimento imprese e ospitalità incalza il governo. Ed è pronto a dare battaglia. “Visto che il Green pass ce lo hanno imposto -scrive su Facebook Paolo Bianchini – non rimane che togliere a noi esercenti la responsabilità della verifica. Altrimenti ci rifiuteremo di fare gli sceriffi“. Non siamo poliziotti – protestano anche sui social – il nostro compito è accogliere con il sorriso.
