La piddina Beatrice Lorenzin, che nel suo passato ha avuto esperienze nel centrodestra con ruoli di partito (prima FI, poi Pdl), oltre alla sua incoerenza ha dimostrato di avere la memoria corta. Sulle amministrative, si è imbarcata in un ragionamento sulla «superiorità» della consiliatura di Rutelli rispetto a quella di Alemanno, bollata come «esperienza infelice», che si trasforma in un involontario assist per chi invece la memoria ce l’ha lunga. La Lorenzin di qualche hanno fa non solo coltivava idee diverse ma dispensava addirittura giudizi opposti a quelli attuali.
E così, se in un’intervista a Roma Today reputava Alemanno «autorevole per aspirare ad un nuovo mandato», all’Adnkronos annunciava il fiero proposito di «smascherare le inefficienze dell’amministrazione Veltroni». Certo, tutti possiamo cambiare opinione. Ma è legittimo anche chiedersi se la Lorenzin non abbia anche lei contribuito a gettare le premesse di quella che oggi liquida come «infelice esperienza». Se così dovrebbe chiedere scusa ai romani piuttosto che impancarsi a giudice degli altri. O spiegare perché allora sosteneva una tesi e oggi un’altra diametralmente opposta. In fondo è solo questo che distingue uno spirito libero da un volgare saltafossi.
