Dall’ Inps schiaffo agli invalidi: interrogazione di FdI

Invalidi calpestati. Grida vendetta la decisione dell’Inps  del 14 ottobre scorso. A partire da quella data l’Istituto di previdenza non erogherà più i 287,09 euro al mese per 13 mesi a chi ha una percentuale di invalidità tra 74 e 99% (dunque invalido non totale) e nel frattempo lavora.  Dove per “lavoro” si intende lavoretto da 400 euro mensili al massimo. Un’altra “miseria”, giusto per non morire di fame, per arrotondare. Secondo l’Inps, secondo il governo, questi invalidi dovrebbero vivere e provvedere alle loro cure con i soli 287 euro al mese. Fratelli d’Italia ha preso a cuore la situazion umiliante e vergognosa.

“Sono bastate due sentenze della Cassazione e l’Inps ha preso la palla al balzo per togliere un assegno mensile, già di per sé misero, appena 287 euro, agli invalidi parziali. Sono coloro che hanno avuto riconosciuto il diritto all’assegno in base ad una dimostrata invalidità; che si attesta su parametri che vanno dal 74% al 99%. Ma se questi svolgono un lavoro retribuito, anche se scarsamente, ne verranno privati. E’ uno schiaffo alla povertà, alla malattia, che peraltro avviene in un periodo di estremo disagio economico per tutti gli italiani. Per questo motivo, presentiamo una interrogazione urgente al ministro del Lavoro; e siamo pronti a interventi concreti a tutela dei cittadini con condizioni di disabilità”. Lo dichiarano i deputati di Fratelli d’Italia, Ella Bucalo e Walter Rizzetto, capogruppo in Commissione Lavoro.

“Stanno colpendo le fasce più deboli con estremo cinismo – dicono-  dimenticando che quella piccola somma percepita dall’invalido parziale magari viene da questi utilizzata per l’acquisto di farmaci o per trattamenti sanitari. La convivenza tra lavoretto e assegno c’è sempre stata. Per questo motivo:  «l’esiguità del reddito impedisce di ritenere che vi sia attività lavorativa rilevante ». Ovvero: se il lavoro non è stabile e non viene superata la soglia di reddito minimo personale, allora lavoretto e assegno possono convivere. Fu la stessa Inps a prescriverlo con due messaggi datati 2008.

Poi la scure, e arriviamo al 14 ottobre 2021. L’ Inps – ricostruisce la Repubblica– si fa forte di due sentenze della Cassazione: in entrambi i casi il ricorrente è proprio l’Avvocatura dell’Inps contro sentenze di appello che davano ragione a invalidi privati dell’assegno perché anche lavoratori. La Cassazione dice che «il mancato svolgimento di attività lavorativa è un elemento costitutivo del diritto alla prestazione assistenziale». Quindi l’Inps può togliere l’assegno, se lavori. Ecco, c’è tutto il tempo per ripristinare lo statu quo ante per rimettere giustizia e pietà umana a quest’ultima follia. Una follia da rimandare a quelli che sostengono che va tutto bene. No, non va bene per niente. I “migliori” rimedino, e presto. Un un momento in cui viene rifinanziato e irrobustito il reddito di cittadinanza, i diritti acquisiti sul piano prevdenziale vengono calpestati senza batere ciglio. Una vergogna. (Secolo d’Italia)

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