Ai fini della lotta all’evasione la Guardia di Finanza potrà effettuare controlli preventivi sulle nuove partite IVA, grazie all’incrocio dell’e-fattura e delle banche dati di polizia. Così facendo è possibile individuare i soggetti a rischio, ricostruire le filiere commerciali e risalire ai beneficiari ultimi dei sistemi di frode. La notizia è frutto delle indicazioni date da Giuseppe Arbore, capo del III reparto operazioni della Guardia di Finanza e Fabizia Lapecorella, direttore del dipartimento delle finanze, intervenuti in un forum sul tema fiscale. Il direttore delle finanze ha spiegato di non poter approfondire i contenuti della legge di riforma fiscale considerato il fatto che ancora non è stata incardinata in parlamento, dopo essere stata approvata dal consiglio dei ministri lo scorso 5 ottobre. Nell’accennare ai macro temi contenuti nella legge delega, Lapecorella ha, però, in un certo senso rimarcato un orientamento del dipartimento per la riforma della giustizia tributaria e il ruolo dibattuto del giudice tributario.
Per Lapecorella l’orientamento che dovrebbe essere presente nella riforma della giustizia tributaria sulla questione del giudice, dovrebbe rispondere «all’esigenza di assicurare maggiore tempestività e una più alta qualità alla risposta giudiziaria in materia tributaria attraverso interventi che conducano alla professionalizzazione del giudice tributario. Si è manifestata una comune visione sull’esigenza di questo passo. Mi auguro», ha aggiunto, «che questa legislatura veda un’azione avviata anche in questo ambito, un ambito essenziale per il ruolo che può svolgere a sostegno del sistema economico». Incalzato sulla riforma della riscossione e la creazione del nuovo ente agenzia delle entrate che assorbirà agenzia delle entrate-riscossione, il direttore delle Entrate Ruffini ha confermato che «nonostante gli interventi di smaltimento che si sono susseguiti negli anni, il magazzino è comunque aumentato ma è un tema che non sta all’Agenzia risolvere». E ha poi ricordato l’andamento dei risultati della riscossione: «Siamo comunque passati da una media di circa 3 miliardi l’anno fino a una media, risultati massimi, di circa 9 miliardi, e oltre 12 miliardi con l’effetto rottamazione. Sono risultati incoraggianti, raggiunti anche grazie a strumenti come la rateizzazione, che però non sono sufficienti per poter scalfire in modo significativo quel magazzino».Controlli preventivi sulle partite Iva. Passando al capitolo della lotta all’evasione, il comandante del III reparto della Guardia di finanza ha riconosciuto che l’interoperabilità delle banche dati, nel rispetto della privacy, è già una realtà, con l’applicativo della gdf, Dorsale informatica. «Un’architettura», ha spiegato Arbore, «che, unificando in una sola piattaforma “federata” gli applicativi a disposizione del corpo, riduce significativamente i tempi di ricerca delle informazioni, ottimizzando i processi di lavoro e orientando proficuamente le investigazioni. Grazie a questa nuova infrastruttura tecnologica», ha sottolineato, «disegnata in piena aderenza alla normativa sulla privacy, possiamo esplorare nuovi livelli di analisi, mettendo in relazione dati e fonti diverse, e intervenire selettivamente sui soggetti connotati da elevati alert di pericolosità. E’ questa, del resto, la direzione tracciata nel Pnrr, che considera la digitalizzazione l’investimento più redditizio all’interno dell’amministrazione finanziaria, assieme a quello relativo al capitale umano».
Arbore ha fatto l’esempio degli incroci dati della fatturazione elettronica obbligatoria con quelli dell’anagrafe tributaria e con le altre banche dati. Per la Gdf è possibile individuare i soggetti a rischio, ricostruire le filiere commerciali e risalire ai beneficiari ultimi dei sistemi di frode. In particolare le Fiamme gialle sono sempre più orientate sulle partite Iva neo-costituite prive di reale operatività, al fine di neutralizzare sul nascere i circuiti fraudolenti. Sulla querelle fiscale della settimana, cioè la norma sul patent box (si veda altro articolo in pagina), è intervenuto Antonio Tomassini partner di Dla Piper: «Sul patent box è stato fatto un passo indietro si tratta di uno strumento che funzionava bene, al netto di un po’ di lentezza dovuta alla complessità dell’istituto, ed era premiale per chi investe in R&S, avendo consentito alle aziende un risparmio d’imposta pari a 1,6 miliardi di euro per il solo 2019. Sarà importante prevedere dei correttivi in sede di conversione e garantire alle imprese un regime transitorio il più lungo possibile tra vecchio e nuovo meccanismo».
