Scanzi sferra l’attacco a Feltri. Sallusti lo asfalta in replica e il “saltafila” finisce Ko

Scintille in tv a Otto e mezzo: e tutto in collegamento dall’esterno. Il ring è quello dello studio de La7, dove Lilli Gruber riesce ad arbitrare sempre meno. E così, come al solito, Scanzi ha buon gioco di sferrare colpi sotto la cintura: e questa volta prova a infierire su Feltri. Per fortuna Sallusti lo mette alle corde.  Anzi, con la sua replica composta ma ad effetto, lo stende proprio al tappeto…

Ormai è noto, pur di arrivare a insultare chi vuole offendere e additare chi vuole colpire, Andrea Scanzi parte dalla preistoria e arriva dritto al punto su cui ha interesse a sproloquiare e screditare. L’ultima conferma arriva dalla puntata di ieri sera di Otto e mezzo, quando, mentre si parla di variante Omicron e vaccino ai bambini, il giornalista del Fatto Quotidiano – meglio noto come “saltafila” Scanzi – con una iperbole dialettica e una spericolata inversione a u dialettica, riesce a raddrizzare la rotta della conversazione sulle sue coordinate e a sparare a zero – a freddo – su Vittorio Feltri. Qualcuno direbbe (giustamente): ma che c’azzecca? Per fortuna il buon Sallusti,

Niente, ma Scanzi riesce sempre a far rientrare dalla finestra quello che il dialogo ha lasciato fuori della porta. Per fortuna il buon Sallusti presidia l’uscio. E così, a intemerata non richiesta e inopportuna, replica e mette al tappeto l’interlocutore che la Gruber continua a coccolare forse proprio in virtù dei suoi monologhi al vetriolo. Ma andiamo con ordine. A Otto e mezzo su La7 si parla della nuova variante Omicron del Covid e dei immunizzazione dei più piccoli. La conduttrice chiede ad Andrea Scanzi che è in collegamento: «Da un paio di giorni il tuo giornale si è schierato contro il vaccino per i bambini, perché?».

Dunque, ci si aspetterebbe che Scanzi rispondesse alla padrona di casa sul tema. E invece? Invece venghino, siori, venghino alla fiera delle libere associazioni e degli insulti in libertà… Per cui, liquidata in una battuta la vexata quaestio, il “saltafila” passa a quello che gli preme sottolineare (anche se con varianti e vaccini non c’entra nulla): è la “variabile Scanzi”. Quella che porta il giornalista del Fatto a incensare lui e il suo quotidiano dicendo prima: «Siamo un giornale pluralista ed esercitare il dubbio è fondamentale». E attaccandoci subito dopo (con buona pace di senso logico e aderenza al tema): «Sono contento perché finalmente smetteranno di chiamarmi il “Travaglio dei poveri”. Me lo dicono da 10 anni… E sono anche contento perché significa che somiglio a uno bravo. Mi arrabbierei un po’ di più se mi dicessero sei la brutta copia di Vittorio Feltri…».

Una battuta anacronistica che si poteva tranquillamente risparmiare. Ma che il giornalista vuole infilare a forza nel suo sconclusionato discorso. Una sottolineatura gratuita che non può passare inosservata e che Sallusti rispedisce direttamente al mittente. Prendendo la parola e replicando secco: «Devo fare una premessa su quello che ho appena sentito da Andrea Scanzi perché voglio dire che io sono orgogliosissimo di aver lavorato e di lavorare con Vittorio Feltri, che peraltro è uno che nella sua vita professionale ha ottenuto dei successi che nessun altro giornalista può rivendicare». Il colpo sotto la cintura sferrato da Scanzi non sortisce l’effetto desiderato. E il direttore editoriale di Libero vince il match ai punti. Meglio tornare a parlare di vaccini. E finalmente il saltafila, incassato da Sallusti l’uno-due che lo ha messo al tappeto, per una volta si adegua… (Secolo d’Italia)

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