“Complessivamente deludente“. La leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, presentando gli emendamenti del suo partito alla manovra durante una conferenza stampa, ha bocciato la linea seguita dal premier: “Non credo servisse il genio di Draghi per fare una manovra di questo tipo. Non ci sono le basi per una crescita economica duratura, manca una visione”.
Ad infastidire di più FdI è il rifinanziamento del reddito di cittadinanza. “Per FdI va abolito perché è una misura pensata male ed è un disincentivo al lavoro. Noi proponiamo di raccogliere quelle risorse significative e destinarne una parte agli incentivi all’assunzione per chi può lavorare, mentre per chi non può lavorare pensiamo all’introduzione di un assegno di solidarietà che intende sostenere quei nuclei familiari con almeno un componente ultrasessantenne, minore o disabile”.
Fratelli d’Italia interviene anche sulla pandemia: chiesti 100 milioni per rendere più efficienti le terapie intensive ed un credito di imposta del 30% che copra in parte le spese delle imprese nel primo trimestre del 2022 per comprare tamponi e mascherine, per le opere di sanificazione dei locali e per potenziare il trasporto pubblico locale. Questo uno dei punti fermi del partito di Centrodestra, portato avanti sin dall’inizio dell’epidemia da Covid 19 ma ad oggi ancora ignorato dal Governo.
L’opposizione ha presentato, tra gli emendamenti alla manovra, anche la richiesta di un miliardo per indennizzare le vittime di reazioni avverse al vaccino. Giorgia Meloni, in proposito, ha commentato: “Continuo a ritenere che il modo più efficace per convincere gli scettici a vaccinarsi è dichiarare che il governo è pronto a indennizzare chi subirà problemi. Come dire: mi assumo la responsabilità delle mie scelte. È l’unica cosa intelligente da fare, è il modo per affermare che crede nell’efficacia e la sicurezza dei vaccini”.
Il problema della manovra, secondo la leader FDI, non entrerebbe solo nel merito, bensì riguarda anche il metodo. “La legge di bilancio è stata presentata in Parlamento lo scorso 11 novembre quindi due settimane dopo l’approvazione in Cdm e quasi 20 giorni dopo il termine previsto dalla legge. Questo comporta una ulteriore compressione dei lavori parlamentari, compressione della possibilità di discutere sul provvedimento più importante. L’atteggiamento del governo sta diventando intollerabile. Si procede con l’impossibilità di discutere di proposte emendative. Il Parlamento dunque non esiste. Sono colpita dal silenzio della stampa su questo tema”. E ha concluso: “Se ci fosse una chiusura totale da parte del governo su proposte così significative, questo alzerebbe anche il livello della nostra opposizione”.
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