Letta pensa ai salari italiani ma vuole tutelare Draghi

Ernico letta contrario alla mossa di Lega e Fi sulla riforma delega, perciò i suoi uomini mandano un messaggio chiaro : “Sono inaccettabili trattative separate tra il centrodestra e il governo”. Lo dice Antonio Misiani, lo ripete Gian Mario Fragomeli, lo conferma Enrico Borghi che chiarisce: “Noi modifiche a scatola chiusa decise dalla Lega non le votiamo”. Certo, precisa Borghi, il Pd non intende giocare all’escalation dentro la maggioranza, “noi intendiamo tutelare Draghi”. E Letta, appunto, garantisce: “Il nostro atteggiamento è diverso da quello del centrodestra, noi non diamo ultimatum perché ci fidiamo di Draghi”. Tutti, al Nazareno, sono convinti che la levata di scudi di Lega e Fi sia solo uno show da leggere in chiave campagna elettorale, una scenata per evitare di lasciare a Giorgia Meloni il tema delle tasse alla viglia delle amministrative.

Ciò non toglie che ai democratici non piaccia affatto l’idea di svolgere il ruolo di unici fedeli soldatini del governo, mentre gli altri, chi sulla guerra, chi sulle tasse, cercano di conquistare voti. Misiani è netto su questo: “Non possiamo accettare, lo dico con forza, che per assecondare queste spinte propagandistiche si metta in atto un negoziato separato tra il governo e il centrodestra per concordare modifiche della legge-delega senza il resto della maggioranza. È un percorso che non siamo assolutamente disposti ad accettare”. Ecco allora che Enrico Letta elenca le sue priorità: “Il punto centrale per noi sono i salari: i salari oggi sono in difficoltà, aiutare i salari è fondamentale. La lotta per abbassare il cuneo fiscale vuol dire aiutare i salari e anche le imprese”. Serve, però, un cambio di metodo, anche le cose decise al tavolo sul fisco tra Draghi e il centrodestra vanno condivise collegialmente, come spiega Borghi: “Il nostro è un alt al centrodestra”. “È un alt alla destra che non può pensare di strumentalizzare il presidente del Consiglio”.

Tuttavia la politica stoppa le sue decisioni per Pasqua, preferendo dedicarsi alla famiglia. Il presidente del Consiglio Mario Draghi dopo le ultime riunioni tecniche sul decreto crescita post Def da mettere a punto dopo la pausa per aiutare ancora famiglie e imprese ad affrontare i rincari dell’energia, ha fatto gli auguri a staff e collaboratori prima di concedersi qualche giorno di riposo in famiglia. Anche il presidente della Repubblica farà una breve vacanza lontano dal Quirinale. Mercoledì Sergio Mattarella era in Sicilia, a Messina, per ricevere il premio internazionale Bonino Pulejo, ed è rimasto sull’isola per tornare a casa, a Palermo, per trascorrere la Pasqua con gli affetti più cari. E anche i leader dei partiti, dopo le tensioni degli ultimi giorni, con l’accordo raggiunto sul Csm e il rinvio sul fisco, si preparano a qualche giorno di riposo.

C’è chi, come Carlo Calenda, per staccare un po’ la spina dalla politica si sta concedendo un tour archeologico in Grecia, con tanto di selfie familiare in partenza dall’aeroporto di Fiumicino. Vacanze con i figli anche per Matteo Salvini, che però resterà in Italia così come Enrico Letta che andrà con la famiglia a trovare i genitori. Pasqua ad Arcore per Silvio Berlusconi, mentre Giorgia Meloni non andrà via da Roma. Relax in famiglia anche per Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, che approfitterà di qualche ora di stop, nonostante gli impegni e le continue missioni all’estero. “La domenica di Pasqua me la concederò con i miei fratelli, la mia famiglia e la mia compagna per il resto saranno giornate di massima apprensione rispetto a quello che sta succedendo in Ucraina”, spiega il ministro degli Esteri.

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